Archivi tag: gerarchia

Aprire amori, chiudere frontiere?

Viviamo in un sistema che ci dice che l’arrivo dell’altr@ non è mai una buona notizia, che l’altr@ non ha il diritto di esserci.
Il pensiero monogamo e la xenofobia condividono la paura dell’alterità

revolution

Un pezzo di Brigitte Vassallo pubblicato da Pikara magazine in occasione di San Valentino. Poiché la data, in qualche modo, impone che si parli d’amore, Vassallo coglie l’occasione per “ricordare le implicazioni profonde che comporta l’affermazione del personale come politico e domandarsi fino a che punta arriva il nostro pensiero critico sull’amore.”

Nella traduzione, si è scelto di rispettare la volontà dell’autrice che usa sempre il femminile, anche quando parla di “un altro”, che non è mai un soggetto neutro, né, tanto meno, può avere la pretesa di assurgere a maschile universale. Buona lettura

Il pensiero monogamo

La monogamia non riguarda i numeri, non riguarda la quantità. Se la pensiamo così è per un errore dell’antropologia (eurocentrica ed androcentrica) che l’ha definita in opposizione ad altre forme di relazione senza mai mettere a fuoco le dinamiche, ma solo la quantità delle persone coinvolte. Da questa base affermiamo che la monogamia è costituita da due persone e la non-monogamia da più di due (a meno che siano musulmane, che allora già gli diamo un altro nome e non suona male).  Continua a leggere →

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Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche della classe borghese

asiansQuesta è la trascrizione del discorso tenuto da Myrian Francois-Cerrah in occasione di un dibattito  alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Camera è persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, femminista postcoloniale e ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e dell’attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, che, oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

L’originale del suo intervento qui. Traduzione collettiva con feminoska e Jinny Dalloway. Continua a leggere →

Emma, o quando le donne bianche convalidano il femminismo

10433068_289354264593546_2488832259074740696_nA partire dal discorso che Emma Watson ha tenuto alle Nazioni Unite, un’analisi da Lamula.pe sulla trasformazione del femminismo liberale bianco in retorica di supporto alla propaganda neoliberale, con il patrocinio dalle Nazioni Unite.

Pensa a quante volte ti sei seduto vicino a persone ben intenzionate e la conversazione è andata più o meno così: “ Come persona appartenente alla classe lavoratrice, penso che..” (alcune teste annuiscono) “Come donna povera, mi sembra che…” (ancora più teste). “Come lesbica povera e di colore, devo dire che…” (Ancora più teste annuiscono furiosamente, assicurandosi che tutt@ riconoscano il mutuo e frenetico consenso). E così via. Questo tipo di situazioni sono solitamente denominate “le olimpiadi dell’oppressione”. Durante queste, le persone sembrano giocare a chi proviene dal luogo più autentico, più oppresso e, per questo, più corretto. Sono situazioni in cui l’identità si feticizza, durante le quali nozioni essenzialiste fanno inciampare il buon senso e in cui la credenza paternalista nella superiorità del saggio e nobile selvaggio suole annullare qualsiasi sentimento in assoluto. A volte, questa tattica, basata sullo stare sempre d’accordo con chi più reca il marchio della marginalità, sostituisce qualsiasi tentativo di intraprendere un’analisi critica della razza, la sessualità, il genere ecc. Questa tattica è intellettualmente floscia, manca di profondità politica e genera appena un effetto di inclusione dell’altro “minoritario”.
Abbey Volcano

Quanto segue non ha nulla a che vedere con Emma Watson. Non ha nulla a che fare con i femminismi, almeno non direttamente. Quello che segue ha a che fare con il colonialismo. Ha a che fare con i suoi effetti sul sentire e il pensare collettivo in contesti intensamente razzisti. Ha a che fare con la produzione di soggettività funzionali alla supremazia bianca e al genocidio nero e indigeno. Ha a che fare con l’estensione e il rafforzamento del senso d’inferiorità che s’imprime sui corpi e le coscienze delle persone razializzate. Continua a leggere →

Come l’attivismo anti-violenza mi ha spinto a diventare un’abolizionista del carcere

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Traduzione di un articolo di Beth E. Richie apparso su The feminist wire

La scelta di tradurre e pubblicare questo articolo è motivata in larga misura dallo stato in cui versa il femminismo bianco, liberale e borghese, italiano e non solo. Pur nella specificità e nella diversità dei contesti cui Beth Richie fa riferimento, l’approccio del femminismo nero alla violenza offre indicazioni di analisi e di metodo molto più complesse e complete, pressocchè ignorate non solo in Italia, ma più generalmente in Europa, da quel femminismo bianco liberal-borghese che ha monopolizzato il dibattito, impoverendolo e spostandolo a destra. Quest’ultimo, infatti, è stato ridotto  ad un essenzialismo vaginale che mistifica la realtà, sorvola  sulle numerose  disuguaglianze che strutturano gerarchie di potere fra le donne stesse, invoca un ricorso sempre più massiccio alla logica della carcerabilità e tace sulla violenza che anche lo stato perpetua contro le donne, in particolare  quelle non europee,  appartenenti alle classi sociali medio-basse e non conformi al genere.  Continua a leggere →

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