Archivi tag: biopolitica

Violenza di Stato e ancelle del biopotere

 

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Londra, 25-08-16 #WearWhatYouWant. Manifestazione davanti all’ambasciata francese a Knightsbridge per protestare contro il divieto di indossare il burkini, diventato legge in molte città costiere della Francia

In Francia vietare alcuni tipi di abbigliamento, interdire precisi comportamenti nei luoghi pubblici, sanzionare usi e costumi di una parte della popolazione è prassi politica consolidata e radicata storicamente tra il XVIII e il XIX sec. Michel Foucault, in particolare ne La società punitiva ed in Bisogna difendere la società ci fornisce delle coordinate ancora valide per leggere il presente.  Sono i seminari al College de France in cui Foucault traccia la genealogia del biopotere, in cui ci parla dell’articolazione del potere disciplinare in Francia e in Inghilterra. Anche gli apparati di potere del XX secolo, ci spiega, quando devono dominare le irregolarità, scelgono la strada della “moralizzazione della penalità”, che si traduce nella “penalizzazione dell’esistenza” dei gruppi irregolari, dal momento che la loro vita viene inquadrata “in una specie di penalità diffusa, quotidiana” (p. 210).

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Quando tira aria di omonazionalismo, è ora di essere incivili!

 

condiSulla manifestazione del 23 gennaio a sostegno del DDL Cirinnà, una riflessione di Libera Voler

É TEMPO DI ESSERE INCIVILI. Nelle scorse settimane mi è capitato che qualcun* mi chiedesse cosa pensassi della proposta di legge che disciplina le coppie omosessuali e se scendessi in piazza il 23 gennaio al grido patriottico di “svegliati italia! È ora di essere civili”.
A prescindere da quello che crede ognun* di noi sul matrimonio, ho sempre ritenuto che le leggi che estendono i diritti sono leggi per le quali battermi; certo credo che, piuttosto che il riconoscimento come coppia, meritiamo leggi che ci tutelano come singol* queer, l’accesso ai servizi, agli ormoni, a dei documenti che non umilino la nostra identità, la reversibilità anche fuori dal matrimonio, la cancellazione della legge 40, un obbrobrio che permette solo alle lesbiche più ricche di fare figli all’estero. Continua a leggere →

L’essenziale e l’essenzialismo di un gesto

non solo fica

da Carmilla

Negli anni Settanta faceva irruzione nelle piazze un gesto, quello di due mani a L unite a formare il simbolo della vagina, che, come contraltare al pugno chiuso, per le donne voleva avere un carattere di appropriazione di se stesse e significare la presa di parola nella scena pubblica e nel dibattito politico.
Sessant’anni dopo la casa editrice DeriveApprodi gli dedica una pubblicazione, Aa. Vv. Il gesto femminista, a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna, pp. 166, € 20, ricostruendo una genealogia, raccogliendo documenti anche fotografici e cercando di comporre quanto di quel gesto si è sedimentato nel presente. Ne risulta un lavoro eterogeneo, non solo per la varietà dei contributi – dalla fotografia di Paola Agosti, al cinema di Alina Marazzi, all’espressioni artistiche passate in rassegna da Raffella Perna – ma anche per la diversità degli approcci e delle conclusioni cui le autrici pervengono. Continua a leggere →

I confini di genere dell’Europa

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Da Euronomade

Il 26 febbraio Il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione basata sul rapporto presentato dalla deputata laburista Mary Honeyball che, pur non avendo carattere vincolante per gli stati membri, indica le linee guida in materia di prostituzione, individuando come riferimento il cosiddetto modello nordico, cioè quello abolizionista in vigore in Svezia, Irlanda e Norvegia e da dicembre anche in Francia. Il voto sulla risoluzione, con 343 favorevoli, 139 contrari e 105 astenuti, è stato trasversale, perché in linea di massima quasi equamente distribuito tra le fila dei conservatori del centro-destra (PPE) e quelle dei Socialisti e Democratici (S&D)

Non possiamo comprendere le indicazioni politiche del parlamento europeo, se non effettuiamo una analisi della dimensione di genere dentro il piano di ri/produzione dei confini della governance europea e degli stessi confini nazionali. Continua a leggere →

Beatriz Preciado. Moltitudini queer- Note per una politica degli anormali

Traduzione di Dalila Ingrande dell’articolo Multitudes queer, notes pour une politique des “anormaux”, da http://multitudes.samizdat.net

moltitudine queer

Beatriz Preciado

Università di Paris VIII

Moltitudini queer: note per uma politica degli “anormali”

 Abstract: questo articolo tratta della formazione dei movimenti e delle teorie queer, della loro relazione con i femminismi e dell’utilizzo politico di Foucault e Deleuze. Esplora inoltre i vantaggi epistemologici e politici, per la teoria  e il movimento queer, dell’uso della nozione di “moltitudine” in relazione a quella di “differenza sessuale”. Differentemente da ciò che accade negli Stati Uniti, in Europa i movimenti queer si ispirano alle culture anarchiche e alle emergenti culture transgender per combattere l’”Impero Sessuale”, proponendo, come è noto, una deontologizzazione delle politiche delle identità. Non c’è più una base naturale (“donna”, “gay”, etc.) che possa legittimare l’azione politica. Quello che importa non è la “differenza sessuale” o la “differenza degli/ delle omosessuali”, ma  le moltitudini queer. Una moltitudine di corpi: corpi transgender, uomini senza peni, gounis garous, ciborg, donne butch, uomini lesbici, eccetera. La “moltitudine sessuale” appare, così, come il soggetto possibile della politica queer.

parole chiave: teoria queer; politiche dell’identità; moltitudini queer. Continua a leggere →

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