Archivi della categoria: sex work

Smontare narrazioni tossiche. La prostituta nigeriana

bitchface2In un intervento presentato nel 2005 al convegno “Il mito del buon italiano tra repressione del ribellismo e guerre civili” che aveva come oggetto i crimini sessuali del colonialismo fascista nel Corno d’Africa, Nicoletta Poidimani analizzava come la rappresentazione delle donne africane, somale, eritree etiopi, ma anche libiche, a partire dal colonialismo liberale di fine ottocento è stata volta al loro appiattimento sull’identità sessuale, per di più connotata da ipersessualità. Tale rappresentazione, culminante nel mito della Venere nera, è stata autorizzata anche all’inizio del fascismo per legittimare lo stupro coloniale e per convogliare forza-lavoro maschile in quei territori. Continua a leggere →

Roma negata di Scego – Bianchi. L’Italia rimossa tra percorsi postcoloniali e ritorni di colonia.

da Carmilla

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Da noi il viaggio di migrazione si chiama tahrib e il sentimento del viaggio si chiama buufis. Ho sempre trovato la parola buufis una parola allo stesso tempo inquietante e bellissima. Nella lingua corrente buufis significa gonfiare. Si gonfia una ruota, un palloncino. Ma si gonfia anche la speranza. Ed è questo significato della parola che si è imposto in questo triste ventennio di guerra civile somala. Buufis, mi ha detto una volta un ragazzo richiedente asilo, è come l’amore, è qualcosa di inspiegabile, ti prende alle viscere e tu non sai bene perché. E’ la voglia, mi ha detto, che hai di cambiare vita, di migliorare la tua situazione. Il buufis ti fa scappare da guerre, dittature, da torture, da stupri. Ma il buufis l’ho visto anche in Italia, nei giovani che vanno in Germania o Inghilterra in cerca di lavoro, per cambiare situazione di vita.

Igiaba Scego, Rino Bianchi, Roma negata. Percorsi postcoloniali nella città, Ediesse, p. 44

Il buufis, ossia la voglia di viaggiare intesa come diritto alla mobilità e insieme alla conoscenza, attraversa e muove i percorsi postcoloniali di Igiaba Scego e Rino Bianchi in una Roma negata ripercorsa in un alcune tappe fondamentali scandite non solo da monumenti, strade, piazze, ma anche dai volti fotografati dall’obiettivo di Rino Bianchi. Un processo, dunque, di attraversamento e di riappropriazione dello spazio urbano, volto a decolonizzare lo sguardo e risignificare gli spazi, rivendicando una storia comune. Continua a leggere →

I confini di genere dell’Europa

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Da Euronomade

Il 26 febbraio Il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione basata sul rapporto presentato dalla deputata laburista Mary Honeyball che, pur non avendo carattere vincolante per gli stati membri, indica le linee guida in materia di prostituzione, individuando come riferimento il cosiddetto modello nordico, cioè quello abolizionista in vigore in Svezia, Irlanda e Norvegia e da dicembre anche in Francia. Il voto sulla risoluzione, con 343 favorevoli, 139 contrari e 105 astenuti, è stato trasversale, perché in linea di massima quasi equamente distribuito tra le fila dei conservatori del centro-destra (PPE) e quelle dei Socialisti e Democratici (S&D)

Non possiamo comprendere le indicazioni politiche del parlamento europeo, se non effettuiamo una analisi della dimensione di genere dentro il piano di ri/produzione dei confini della governance europea e degli stessi confini nazionali. Continua a leggere →

Copiose manciate di fumo negli occhi. Riflessioni sulla Francia e l’aborto

ManoGabbia_480La notizia della recente riforma della normativa che in Francia regola l’aborto legale sta sollecitando in Italia entusiasmi un po’ troppo facili, a parere di chi scrive. Innanzitutto, l’aborto in Francia era già legale e permesso a tutte coloro che si trovassero in una situazione di sofferenza a causa del loro stato. Una clausola oltremodo vaga e facilmente aggirabile, che non sappiamo quanto  fosse di ostacolo concreto a coloro che volessero abortire, probabilmente non più di quanto lo sia l’obiezione di coscienza in Italia. Continua a leggere →

Diritto delle donne al lavoro…sessuale, di Beatriz Preciado

todos tenemos algo de puta

Tutti abbiamo qualcosa della puttana. Rispettala

La prostituta è la figura paradigmatica del/la lavorator* biopolitico del ventunesimo secolo.

Dal blog intersezioni, la traduzione di Feminoska di un articolo di Beatriz Preciado pubblicato da Libération

Produzione e vendita di armi: lavoro. Uccisione di una persona applicando la pena capitale: lavoro. Tortura di un animale in un laboratorio: lavoro. Fare una sega ad un pene con la mano fino a provocare eiaculazione: crimine! Da cosa si può capire che le nostre società democratiche e neoliberali rifiutano di considerare il sesso come un lavoro? La risposta non va ricercata nella filosofia morale o politica, ma piuttosto nella storia del lavoro femminile nella modernità. Continua a leggere →

Neofondamentalismo e dintorni. L’ondata antiabortista e abolizionista in Europa.

cuerpo primera luchaQuesto mese di dicembre è stato segnato da due tappe importanti che interessano i  corpi e il diritto  all’autodeterminazione: il 4 dicembre in Francia, sulla scia dell’onda abolizionista che attraversa l’Europa, è stata  approvata una legge per la lotta alla prostituzione definita da Morgane Merteul,  membra del sindacato francese delle sex workers, una svolta nazionalista e reazionaria. mentre il 10 dicembre l’Europarlamento non ha riconosciuto la risoluzione Estrela. Quest’ultima, pur non avendo valore cogente, avrebbe invitato gli stati membri a garantire l’aborto sicuro come diritto umano, mandando un forte segnale di risposta alla campagna dei movimenti prolife che negli ultimi mesi hanno raccolto  quasi due milioni di firme per una legge europea di iniziativa popolare che tuteli il diritto alla vita dei feti. Invece, a fronte delle pressioni dei gruppi di destra, clericali e reazionari, l’Europarlamento non ha retto e, grazie all’astensione di sei deputati del Pd, tutti renziani, è passata la mozione del PPE che ha snaturato la relazione Estrela, eliminando non solo il riconoscimento dell’aborto come diritto umano, ma anche le agevolazioni per l’inseminazione artificiale inizialmente proposte per le omosessuali. Continua a leggere →

Sulla prostituzione in Francia: Una svolta reazionaria e nazionalista

1382806240-french-prostitutes-protest-against-new-law-penalizing-clients_3058907La Francia è attualmente attraversata da un forte dibattito sulla prostituzione che, sviluppatosi a seguito della proposta di legge di riforma del système prostitutionnel, ha oltrepassato i confini nazionali. L’articolo più controverso, quello che punisce i clienti con multe da 1500 euro fino a 3750 euro per i casi di recidiva, è già stato approvato, mentre l’intera legge verrà votata il 4 dicembre. Dalle aule dell’Assemblea generale la discussione è arrivata nelle piazze, dove accese sono state le contestazioni ad una legge che si inscrive nella tendenza abolizionista e reazionaria, espressione di una elite di sinistra non incline ad ascoltare le ragioni delle prostitute, organizzate nel Syndacat du Travail Sexuel, Strass

L’articolo che segue è stato scritto da Morgane Merteul, sex worker e militante della Strass, e Rokhaya Diallo, giornalista e scrittrice, e pubblicato da Le Monde.

Traduzione di Cinzia Biscarini, Joe Equidad e Maroua

Una svolta reazionaria e nazionalista

Da qualche anno, stranamente in un Paese ancora dominato da un forte sessismo, la questione delle violenze perpetrate nei confronti delle donne è diventata oggetto di particolare attenzione; il loro corpo non ha mai fatto parlare tanto. Dalle varie leggi che proibiscono l’uso del velo da parte delle donne musulmane, alla volontà di abolire la prostituzione, raramente la necessità di proteggere la dignità delle donne ha monopolizzato tanto il dibattito pubblico.

 

Ma, se osserviamo più da vicino, notiamo che è solo la condizione di alcune donne ad attirare tutte queste attenzioni: donne generalmente non bianche e provenienti dagli strati più poveri della società.

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Il sesso come lavoro ed il lavoro sessuale, di Laura Agustìn

institute of oral loveLaura Agustìn è antropologa, autrice di  Sex at the margins – migration, labour markets and the rescue industry. Il suo lavoro  ha sollevato un acceso dibattito mettendo in discussione la narrazione dominante che vuole le sex workers migranti tutte indistintamente vittime di una cosiddetta tratta degli esseri umani, dunque soggetti passivi che spetterebbe alle istituzioni salvare. Agustìn, contestando e demisitificando il mito della tratta, ha così  analizzato quella che lei stessa ha definito the rescue industry, ovvero l’industria del salvataggio rappresentata da enti, organizzazioni, associazioni, ma anche singoli che traggono vantaggi e profitti proprio dalla missione salvifica di cui si sono auto-investiti, sovrapponendosi alle sex workers stesse e sovradeterminandole. Per approfondire il lavoro di Laura Agustìn, The Naked Anthropologist è il suo blog.

A seguire, la traduzione di un articolo pubblicato da Jacobin, a magazine of culture and polemic Continua a leggere →

Performare il confine: genere, geocorpi e tecnologia a Ciudad Juarez

Pubblicato anche da Carmilla

Come è noto, il termine “femminicidio” viene coniato per connotare le uccisioni seriali verificatesi a Ciudad Juarez, in Messico, a partire dagli anni 1993/1995, quando svariate centinaia di donne cominciarono ad essere uccise  tutte secondo una stessa modalità: donne esili, dai lunghi capelli neri, povere, soprattutto lavoratrici, più di rado studentesse,  violentate, torturate, accoltellate o strangolate ed il loro cadavere  abbandonato nel deserto. Spesso, le vittime si assomigliavano, i loro corpi ed i loro vestiti venivano ritrovati in posti diversi, oppure con indosso abiti che appartenevano ad altre donne scomparse. Molte di loro erano appena arrivate dalla città, nessuno le conosceva né ha reclamato i loro corpi. La polizia stessa non si è scomodata troppo per le indagini, così gruppi di femministe e di attiviste/i si sono fatti carico di redigere una lista di disperse, di investigare e di analizzare la serie di femminicidi.

Nel 1999 Ursula Biemann, artista, teorica e curatrice di studi su migrazioni, genere e tecnologie, ha realizzato un video-documentario dal titolo Performing the border, girato al confine tra Messico e Stati Uniti, dove le corporations americane hanno installato  stabilimenti per l’assemblaggio di componenti elettroniche e digitali. Continua a leggere →

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