Archivi della categoria: scuola statale

Né d’altri son che mia

Festa - Copertina Bozza II

Saggio di critica letteraria femminista prodotto nell’ambito del progetto Un altro genere di poesia, del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Lanciano, as 2016/17. Curato dalla docente, Antonella Festa, ogni capitolo è stato scritto da gruppi di alunne .e alunni di V ginnasio e I Liceo. Prefazione di Maria Rosa Cutrufelli. Continua a leggere →

Educare alle differenze: report di due giorni di scambio e crescita

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Sabato 20 e domenica 21 settembre si è svolto a Roma Educare alle differenze, un incontro nazionale promosso da tre associazioni – Stonewall, Progetto Alice e Scosse – per

stabilire sinergie e connessioni tra chi realizza progetti dedicati alla valorizzazione delle differenze, alla pluralità dei modelli familiari, al contrasto agli stereotipi di genere, alla prevenzione di bullismo, omofobia, transfobia e violenza maschile contro le donne, tra chi intende la scuola come spazio in cui coltivare rispetto e senso critico.

A seguire, il report di Laura ed Enrica. Foto di Michela Prando

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Che genere di scuola oltre lo Stato?

paulo freire

Sarebbe un atteggiamento molto ingenuo aspettarsi che le classi dominanti possano sviluppare una forma di educazione che permetta alle classi dominate di percepire le ingiustizie sociali in maniera critica

Il triste caso dei libretti UNAR, come giustamente lo definisce il blog un altro genere di comunicazione, ha riattizzato l’atavico scontro sulla scuola  fra fondamentalisti cattolici, fautori del crocifisso in aula, dell’ora di religione, della difesa della famiglia tradizionale che ora hanno aggiunto alle loro crociate anche quella contro una fantomatica “ideologia gender”,  ed i difensori della laicità della cosiddetta scuola pubblica. Uno scontro che sostanzialmente si protrae in maniera stanca, procedendo lungo i binari di una contrapposizione sterile che, oltre a non produrre alcun avanzamento, reitera l’equivoco della scuola comunemente chiamata pubblica. Sgomberiamo innanzitutto il campo da questo equivoco odioso: tutte le scuole, confessionali incluse, sono pubbliche per definizione, perché aperte ad un pubblico, cioè ad una comunità di discenti i/le quali, invece di rivolgersi privatamente ad un istitutore, si rivolgono ad una istituzione, gestita dallo Stato o da altri soggetti, oppure cooperano a gestirne una. Per cui, la dicotomia cui ci si riferisce quando ci si erge a difesa della laicità della scuola, non è tra  pubblico/privato, ma tra statale e non. I libretti UNAR, dunque, frutto di un protocollo di intesa Miur-Pari opportunità, avrebbero voluto esprimere l’impegno a educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro, al rifiuto di ogni forma di violenza o discriminazione, al valore civico dell’inclusione sociale, ritenendo questa attività un sicuro investimento per il futuro. Tutto molto bello, non fosse che la scuola statale  è  già da tempo orientata su un altro percorso volto a garantire un sicuro investimento per il futuro, un percorso calato dall’alto, che è passato sulle teste  di docent@, genitor@ ed alunn@ completamente ignari ed ignare della ristrutturazione in atto.

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