Archivi della categoria: resistenze

Marciate in quanto femministe, non in quanto donne

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All’indomani della Women’s March on Washington di contrasto all’insediamento del presidente Donald Trump, pubblichiamo la traduzione di due interventi di Yasmin Nair, membra e responsabile editoriale di Against Equality, queer challenges to the politics of inclusion, uno pubblicato su Versobooks  e l’altro sul blog personale dell’autrice. La portata e la rilevanza, anche mediatica, della marea rosa (sic!) non può infatti rimuovere le numerose criticità della manifestazione, priva di un’agenda femminista e costruita su slogan di matrice neoliberale, che si pongono in continuità con il processo di depoliticizzazione e di addomesticamento del femminismo attuato dall’Onu a partire dagli anni Settanta Continua a leggere →

Per una storia decoloniale della gentaglia, di Brigitte Vasallo

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Prologo di Brigitte Vasallo all’edizione spagnola di A. Evans, Brujeria y contracultura gay. Traduzione di Julia Prestia 

Per poter fare una lettura decoloniale e intersezionale di Witchcraft and the gay counterculture dobbiamo, dapprima, strapparci gli occhi e il cervello, sbrogliare il labirinto di intestini esistente nelle nostre viscere, sottrarci i genitali, estirparci lo sguardo, il pensiero, le idee, le credenze, le certezze che indossiamo e, con somma attenzione e affetto, introdurli in un sacco della spazzatura e buttarli nel primo bidone disponibile. Continua a leggere →

Le femministe ostacolano le donne musulmane appoggiando le leggi razziste francesi

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Di Christine Delphy. Traduzione dall’inglese da un articolo pubblicato su  The Guardian

Se  alcuni gruppi di donne vedono le musulmane che indossano il velo come una minoranza oppressa, dovrebbero ragionevolmente sostenerle e comprenderne le motivazioni invece di contribuire ad ampliare una delle peggiori fratture della società francese. Continua a leggere →

Virginie Despentes: il femminismo è stato la rivoluzione più importante del XX secolo

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Da Diagonal Periodico, una intensa intervista a Viriginie Despentes che, a partire dal suo ultimo romanzo, Vernon Subutex 1, ci parla di guerra di classe dichiarata dall’alto, Nuit Debout, gentrificazione urbana e culturale, stupro e lo stato presente dei femminismi.

Virginie Despentes,  scrittor@ e cineasta, autor@  di Teoria King Kong (Melusina, 2007) e Scopami – romanzo e film – ha un aspetto che mette soggezione, ma delle maniere calorose. Si sente molto a suo agio tra i libri. Nella stanza dove ci troviamo ci sono diverse librerie e, prima di cominciare l’intervista, il suo sguardo si posa sulla copertina di alcuni di quelli, sempre a caccia di qualcosa di interessante. Ha curiosità di conoscere il punto di vista degli altri, curiosità che si manifesta nella necessità di sapere dei contesti simili a quello che attualmente sta vivendo in Francia. Insiste sulla sua età, 47 anni, e su quanto sia entusiasmata dalla forza dimostrata nella Nuit Debout. Questa emozione contrasta con il sentimento del romanzo che è venuta a promuovere alla Feria del Libro di Madrid, Vernon Subutex 1 (Penguin Random House, 2016), primo episodio di un racconto poliedrico dove si espongono tutte le fila di un tessuto generazionale. Continua a leggere →

White god. Sinfonia per oppressi di ogni specie

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Per Balto e Tobia, che mi hanno insegnato a comunicare con gli occhi, le orecchie e la coda e che ogni giorno mi aiutano a costruire relazioni transpecie

Pezzi di carne e sangue, macellerie e macellai ovunque. Il cadavere di una mucca squartata e sezionata per l’ultimo verdetto, si va bene, è adatta per il consumo umano, il sangue che macchia sia il candore della camicia del veterinario sia il pelo dei cani da combattimento, le ginocchia sbucciate di una ragazzina caduta dalla bicicletta.

Sono i corpi che non contano ad occupare la scena in White God, Sinfonia per Hagen, di Kornél Mundruczó, vincitore del premio un Certain Regard a Cannes nel 2014. Corpi che non contano in una società sottoposta al potere disciplinante di un dio bianco fatto a immagine e somiglianza di quell’uomo bianco che, nelle parole del regista, ha dimostrato innumerevoli volte che è solo capace di dominare e di colonizzare. Così il cane, da una prospettiva evidentemente antispecista, diventa per Mundruczó il simbolo dell’eterno emarginato, il bastardo, il bandito dallo spazio socialmente condiviso, che proprio da questa sua condizione di marginalità e di oppressione prende forza per sovvertire un ordine sociale basato con violenza sulla selezione della specie, della razza, ma anche del genere, dell’orientamento sessuale o dell’abilità. Continua a leggere →

Aprire amori, chiudere frontiere?

Viviamo in un sistema che ci dice che l’arrivo dell’altr@ non è mai una buona notizia, che l’altr@ non ha il diritto di esserci.
Il pensiero monogamo e la xenofobia condividono la paura dell’alterità

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Un pezzo di Brigitte Vassallo pubblicato da Pikara magazine in occasione di San Valentino. Poiché la data, in qualche modo, impone che si parli d’amore, Vassallo coglie l’occasione per “ricordare le implicazioni profonde che comporta l’affermazione del personale come politico e domandarsi fino a che punta arriva il nostro pensiero critico sull’amore.”

Nella traduzione, si è scelto di rispettare la volontà dell’autrice che usa sempre il femminile, anche quando parla di “un altro”, che non è mai un soggetto neutro, né, tanto meno, può avere la pretesa di assurgere a maschile universale. Buona lettura

Il pensiero monogamo

La monogamia non riguarda i numeri, non riguarda la quantità. Se la pensiamo così è per un errore dell’antropologia (eurocentrica ed androcentrica) che l’ha definita in opposizione ad altre forme di relazione senza mai mettere a fuoco le dinamiche, ma solo la quantità delle persone coinvolte. Da questa base affermiamo che la monogamia è costituita da due persone e la non-monogamia da più di due (a meno che siano musulmane, che allora già gli diamo un altro nome e non suona male).  Continua a leggere →

Perugia. Sei denunce per contro-manifestazione sentinelle in piedi

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foto di Marco Giugliarelli

dal collettivo Bellaqueer Perugia

Domenica 5 ottobre le strade e le piazze delle città italiane sono state invase da un fiume di gente festante, che con ironia e gioia ha travolto l’immobile oltranzismo cattolico omofobico e sessista delle “Sentinelle in piedi”, scese in piazza per sostenere una fantomatica libertà di espressione, di fatto per esprimersi contro l’agibilità sociale e politica e l’accesso ai diritti di donne, gay, lesbiche, trans etc..

L’esplosione di soggettività che li ha travolti ha messo in scena un protagonismo sociale differente, che non si limita alla difesa della libertà, ma è esso stesso esercizio e pratica della libertà. In tantissim* hanno riconquistato con una forza dirompente visibilità e agibilità politica in quegli spazi di vita quotidiana (la città stessa) che le politiche antisociali e liberticide dell’austerity sottraggono e rendono meno accessibili a tutt* ed ancora meno a chi rappresenta l’altro di una supposta neutralità del diritto (donne, gay, lesbiche, trans…). Continua a leggere →

Genderizzare la Guerra al Terrore

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Sull’uso di quel micidiale dispositivo di potere e di assoggettamento che è il genere e sulla retorica “donneebambini” nella narrazione della Guerra al Terrore, la traduzione di un articolo di Maya Mikdashi pubblicato da Jadaliyya.

Maya Mikdashi ha conseguito un dottorato presso il Dipartimento di antropologia della Columbia University. E’ co-direttora del film documentario About Baghdad. Attualmente svolge ricerca e dirige il Centro Studi sul Medio Oriente al NYU Kevorkian Center. Mikdashi è inoltre co-fondatrice ed editora di Jadaliyya, rivista elettronica prodotta dall’ Arab Studies Institute. Tutt* i collaboratori e le collaboratrici di Jadaliyya, accademici, giornalisti, attivisti e artisti dal e sul Medio Oriente, svolgono per la ezine attività volontaria e non retribuita.

Possono gli uomini palestinesi essere vittime? La genderizzazione della guerra di Israele contro Gaza

di Maya Mikdashi

Ogni mattina ci svegliamo con un aggiornamento del conto della macelleria: 100, 200, 400, 600 Palestinesi uccisi dall’apparato bellico di Israele. Questi numeri glissano su molti dettagli: la maggioranza degli abitanti di Gaza, una delle aree più popolose ed impoverite del mondo, sono rifugiati da altre zone delle Palestina storica. Questi sono sotto un brutale assedio e non hanno luogo dove nascondersi dall’assalto furioso di Israele. Prima di questa “guerra” Gaza si trovava come in quarantena, una popolazione tenuta prigioniera e colonizzata dall’abilità di Israele di infrangere il diritto internazionale e rimanere impunita. Una popolazione in relazione di dipendenza – per il cibo, l’acqua, le medicine e anche la mobilità – dai suoi colonizzatori. Nel caso di un cessate il fuoco, Gaza continuerà a rimanere colonizzata, in quarantena e bloccata. Rimarrà una prigione a cielo aperto, un campo rifugiati di massa. Continua a leggere →

Le sfumature di rabbia di Rafeef Ziadah

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Il testo che segue è una traduzione di All shades of anger, brano che apre Hadeel, album di esordio di Rafeef Ziadah, artista e attivista palestinese. Il lavoro di Ziadah si inserisce nei movimenti che spingono per boicottare, disinvestire e sanzionare l’apartheid portata avanti da Israele. Il suo album non vuole essere solo un’ode alla Palestina, ma uno strumento che dia voce all’oppressione e alla violenza perpetrata sulla popolazione palestinese anche grazie al silenzio e alla connivenza delle sedicenti democrazie occidentali.
Con 12 brani. Ziadah dipana i fili di un intenso viaggio nella sua diaspora di rifugiata, attraversando gli incroci tra razzismo, sessismo e povertà. All shades of anger celebra lo spirito della resistenza all’occupazione delle donne arabe, unendo a questa resistenza la lotta contro la misoginia e il bigottismo e smantellando la varietà dei modi in cui le donne arabe sono disumanizzate dall’apartheid e dalla pulizia etnica di Israele. Continua a leggere →

L’interrogazione parlamentare sugli “attacchi” alle Sentinelle in piedi. Qualche riflessione

suora con nervo

Bisogna riconoscere che le Sentinelle in piedi, o chi per loro,  non sono proprio sprovvedute nella costruzione del loro perverso ordine del discorso. Nate all’indomani dell’approvazione alla Camera del DDL Scalfarotto, hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze italiane con un libro in mano, senza profferir parola, dritte in piedi, lanciando dal web il loro invito a scendere in piazza a leggere, in piedi, per difendere la libertà di espressione, in silenzio. Continua a leggere →

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