Archivi della categoria: femminicidio

#25N e sorelle Mirabal – Cosa c’entra il femminismo con lo stato?

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Non possiamo che essere contente che sia finita la sfiancante giornata del 25 novembre. In tante, infatti, non ne potevamo più di veder girare sui media e sui social network spose insanguintate, donne pestate, bocche cucite, addirittura icone dei cartoni animati ritoccate con lividi e occhi pesti, segno dellorrido e macabro senso di estetica della violenza alla quale vorrebbero abituarci. Non ne potevamo più perché ci ha nauseato questo raccapricciante e mortifero gusto per l’orrido e per il macabro,  ma soprattutto perché ci disgusta ancora di più  il rovesciamento di senso che questa giornata cerca di operare sulle questioni per noi importanti. Ma cosa centra il femminismo con lo stato? cosa c entra il femminismo con le Nazioni Unite? ripassiamo un attimo di storia.

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L’essenziale e l’essenzialismo di un gesto

non solo fica

da Carmilla

Negli anni Settanta faceva irruzione nelle piazze un gesto, quello di due mani a L unite a formare il simbolo della vagina, che, come contraltare al pugno chiuso, per le donne voleva avere un carattere di appropriazione di se stesse e significare la presa di parola nella scena pubblica e nel dibattito politico.
Sessant’anni dopo la casa editrice DeriveApprodi gli dedica una pubblicazione, Aa. Vv. Il gesto femminista, a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna, pp. 166, € 20, ricostruendo una genealogia, raccogliendo documenti anche fotografici e cercando di comporre quanto di quel gesto si è sedimentato nel presente. Ne risulta un lavoro eterogeneo, non solo per la varietà dei contributi – dalla fotografia di Paola Agosti, al cinema di Alina Marazzi, all’espressioni artistiche passate in rassegna da Raffella Perna – ma anche per la diversità degli approcci e delle conclusioni cui le autrici pervengono. Continua a leggere →

La fine del sionismo è una questione femminista

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Questa traduzione vuole essere di sostegno alla lotta congiunta della rete  INCITE, donne e persone trans di colore contro la violenza, nella denuncia dei crimini commessi dal sionismo contro la popolazione palestinese, crimini che intrecciano  sessismo e razzismo. La lotta contro la violenza di genere, per l’autodeterminazione e la libertà riproduttiva  riguarda sempre e comunque il femminismo e non solo quando interessa donne biologiche bianche, di cultura occidentale e di classe medio-alta.

La fine del sionismo è una questione femminista
di Nada Elia, da  The Electronic Intifada 24 July 2014
traduzione di Agnes Nutter, revisione di Jinny Dalloway

Con l’avvicinarsi della terza settimana di attacco da parte di Israele alla popolazione palestinese di Gaza, si continua a sentir parlare del “numero sproporzionato” di vittime tra le donne e i bambini. Questa espressione richiede una domanda: qual è un numero proporzionato di donne e bambini uccisi in un genocidio?

Come si chiede Maya Mikdashi di Jadaliyya nel suo articolo “Possono gli uomini palestinesi essere vittime?”: se una maggioranza significativa delle persone uccise fossero uomini adulti, i crimini di Israele sarebbero minori?

È necessaria un’analisi differente della violenza di genere, una che riconosca che nessuna “proporzione” è accettabile poiché ogni morte dovrebbe essere pianta, mentre si forniscono i mezzi per una comprensione differente delle manifestazioni di violenza. Continua a leggere →

Non solo treni per la libertà. Processioni, settimane sante e fighe ribelli in Spagna.

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Lo scorso fine settimana, preludio della settimana santa, suggestive processioni hanno cominciato ad attraversare la Spagna da Siviglia a Madrid, seguendo le orme della Venerable Hermandad del Santisimo Coño Insumiso, la Venerabile Sorellanza della Figa Ribelle che l’8 marzo 2013 aveva inaugurato a Malaga la Procesiòn del Santo Chumino Rebelde, la Processione della Santa Vulva Ribelle. Continua a leggere →

Chile: risignificare l’8 marzo, giorno di lotta femminista.

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da http://www.biobiochile.cl/2014/03/07/feministas-orinan-frente-al-sernam-para-celebrar-el-dia-de-la-mujer.shtml

Manifestando il rifiuto del ruolo svolto dal Servizio Nazionale delle donna (Sernam) nella protezione del genere femminile, un gruppo di attiviste incappucciate ieri ha realizzato un signolare atto di protesta davanti alla sede dell’organismo nel centro di Concepciòn. A giudizio del gruppo di lesbiche e femministe autonome, il Servizio nazionale della donna svolge un ruolo debole e paternalista, che perpetua la vittimizzazione delle donne, le aggressioni della polizia alle mapuche, il sessismo, la lesbofobia, la violenza di genere, il femminicidio e la negazione dell’aborto.

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Controllo dei corpi, aborto illegale e sterilizzazioni forzate. Il caso del Perù

Apoyando la lucha de las mujeres andinas, las que me recibieron amables.

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Foto di Asociación de Mujeres Afectadas por las Esterilizaciones – Cusco

Tutte le informazioni, documenti,  materiali audio e video su  forzadas.pe

Nei paesi in cui ci sono state lotte per l’accesso delle donne alla contraccezione e alla pianificazione delle nascite, il poter disporre più o meno liberamente del proprio corpo è in linea di massima ritenuto un diritto, costantemente in pericolo, ma comunque un diritto per qualche verso acquisito e, al limite, da difendere. Ma a fronte della sovrappopolazione, della povertà crescente e della finitezza delle risorse disponibili sul pianeta, in molti casi il controllo delle nascite è diventato un dovere, prima ancora che della persona, dello Stato, che riserva a se stesso il diritto di stabilire chi, come, quanto debba riprodursi. Così, in Perù, in un passato non troppo remoto, cioè dal 1995 al 2000, circa 300.000 donne e 20.000 uomini sono stati sottoposti a sterilizzazioni forzate, mentre l’aborto era, e continua ad essere, illegale e dunque proibito, eccezion fatta per i casi in cui sia riscontrato un pericolo per la salute o la vita della donna e per quelli in cui la stessa abbia i soldi per pagare l’intervento, clandestino, in una clinica privata. In Perù, dunque, il controllo biopolitico dei corpi è passato attraverso due dispositivi apparentemente in contraddizione tra loro, perché se da un lato abortire era – ed è – illegale, da un altro migliaia di donne e uomini sono stati privati forzatamente, e senza alcun consenso, del diritto di riprodursi. Continua a leggere →

Sulla violenza di genere, cari democratici compagni, cosa e come dire lo decidiamo noi.

autodeterminazione_donne_01L’articolo che segue non avrebbe dovuto essere pubblicato in questo spazio. A fine agosto, la redazione della rivista cartacea La strada aveva chiesto al Laboratorio Le Antigoni di scrivere un pezzo sul recente Dl sicurezza, meglio conosciuto come decreto sul femminicidio, per il numero che sarebbe dovuto uscire a settembre. Non stiamo qui a ripercorrere nel dettaglio la lunga e noiosa epopea dell’articolo che tagliato, ricucito, limato e rattoppato, ad oggi aspetta ancora di vedere la luce sul numero di un settembre ormai trascorso. Quello che però ci interessa sottolineare della vicenda di un articolo abortito senza il consenso di chi l’ha scritto è che, anche da ambienti sedicenti di sinistra, di benecomunisti per la democrazia, le prassi che si mettono in campo quando sono le “compagne” a voler prendere parola hanno lo stesso cattivo gusto dell’autoritarismo che si vorrebbe relegare esclusivamente a destra. Continua a leggere →

Performare il confine: genere, geocorpi e tecnologia a Ciudad Juarez

Pubblicato anche da Carmilla

Come è noto, il termine “femminicidio” viene coniato per connotare le uccisioni seriali verificatesi a Ciudad Juarez, in Messico, a partire dagli anni 1993/1995, quando svariate centinaia di donne cominciarono ad essere uccise  tutte secondo una stessa modalità: donne esili, dai lunghi capelli neri, povere, soprattutto lavoratrici, più di rado studentesse,  violentate, torturate, accoltellate o strangolate ed il loro cadavere  abbandonato nel deserto. Spesso, le vittime si assomigliavano, i loro corpi ed i loro vestiti venivano ritrovati in posti diversi, oppure con indosso abiti che appartenevano ad altre donne scomparse. Molte di loro erano appena arrivate dalla città, nessuno le conosceva né ha reclamato i loro corpi. La polizia stessa non si è scomodata troppo per le indagini, così gruppi di femministe e di attiviste/i si sono fatti carico di redigere una lista di disperse, di investigare e di analizzare la serie di femminicidi.

Nel 1999 Ursula Biemann, artista, teorica e curatrice di studi su migrazioni, genere e tecnologie, ha realizzato un video-documentario dal titolo Performing the border, girato al confine tra Messico e Stati Uniti, dove le corporations americane hanno installato  stabilimenti per l’assemblaggio di componenti elettroniche e digitali. Continua a leggere →

Donne #Pd, securitarismo e salvaguardia del sedere della badante

Al di là del Buco

donnelibertàRiassumevo ieri delle donne del Pd e Snoq che a Perugia hanno invitato Loredana Lipperini a presentare il libro sul femminicidio che lei ha scritto con Michela Murgia. Come Loredana scrive nel suo report ha finito, suo malgrado, per fare la foglia di fico di un incontro in cui del libro non s’è praticamente parlato, con le presenti che si barcamenavano con argomenti alquanto opinabili per difendere il Dl Femminicidio che evidentemente non solo rivendicano ma non hanno alcuna voglia sia modificato. Alla faccia delle 60 pagine di ragioni che Barbara Spinelli ha scritto per smontare quel mostro normativo securitario e repressivo che orienta solo soldi in direzione di polizie ed esercito legittimando autoritarismi anche contro migranti (il furto di rame) e NoTav (l’uso dell’esercito per rafforzare ordine pubblico e ampliamento zone di vario interesse da mettere in “sicurezza”).

Tra tanto bla bla si è inserita dal pubblico La PantaFika (

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Perugia: le PDemocratiche in festa rivendicano di aver messo in sicurezza le donne

Sabato 14 settembre, alla libreria Feltrinelli di Perugia, nell’ambito della festa delle democratiche, si è tenuto un incontro a partire dalla presentazione de L’ho uccisa perché l’amavo, di Lipperini-Murgia. Partecipavano Loredana Lipperini, Maria Grazia Passuello, presidente di Solidea, l’assessora alle pari opportunità del comune di Perugia,  Lorena Pesaresi, la senatrice Maria Grazia Cirinnà e la deputata Fabrizia Giuliani, entrambe nelle rispettive commissioni Giustizia. Coordinava Maria Grazia Pugliese, PD Firenze.

Arrivo con mezz’ora di ritardo – gli autobus, a Perugia, sono vecchi, lenti, spesso si fermano per strada e ciononostante il prezzo del biglietto aumenta – e trovo una platea risicata, una trentina di persone, quasi esclusivamente donne, alcune delle quali sono facce abbastanza note, funzionarie di partito del PD. Continua a leggere →

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