Archivi della categoria: biopotere

Violenza di Stato e ancelle del biopotere

 

sisterhood

Londra, 25-08-16 #WearWhatYouWant. Manifestazione davanti all’ambasciata francese a Knightsbridge per protestare contro il divieto di indossare il burkini, diventato legge in molte città costiere della Francia

In Francia vietare alcuni tipi di abbigliamento, interdire precisi comportamenti nei luoghi pubblici, sanzionare usi e costumi di una parte della popolazione è prassi politica consolidata e radicata storicamente tra il XVIII e il XIX sec. Michel Foucault, in particolare ne La società punitiva ed in Bisogna difendere la società ci fornisce delle coordinate ancora valide per leggere il presente.  Sono i seminari al College de France in cui Foucault traccia la genealogia del biopotere, in cui ci parla dell’articolazione del potere disciplinare in Francia e in Inghilterra. Anche gli apparati di potere del XX secolo, ci spiega, quando devono dominare le irregolarità, scelgono la strada della “moralizzazione della penalità”, che si traduce nella “penalizzazione dell’esistenza” dei gruppi irregolari, dal momento che la loro vita viene inquadrata “in una specie di penalità diffusa, quotidiana” (p. 210).

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Zahra Ali: Decolonizzare il femminismo

 

decolonize

Intervista pubblicata in francese l’11 giugno 2016 da Ballast, rivista collettiva di creazione politica (on line & su carta).

Traduzione di Elisabetta Garieri

Mettere insieme femminismo e islam non è cosa che si faccia senza crear problemi: spesso i femminismi occidentali temono l’intrusione del religioso (patriarcale e regressivo), mentre gli spazi musulmani temono il ricatto neocoloniale all’emancipazione delle donne. Sociologa e autrice nel 2012 del saggio Femminismes Islamiques [Femminismi Islamici, non tradotto in Italia, ndr], Zahra Ali fa suo questo “ossimoro” per presentarne quelli che chiama gli “a priori” reciproci. Lei che milita contro l’esclusione delle studentesse che portano il foulard, invita a contestualizzare, storicizzare e respingere gli essenzialismi: condizione necessaria alla creazione di un femminismo internazionale e plurale.  Continua a leggere →

Virginie Despentes: il femminismo è stato la rivoluzione più importante del XX secolo

virginie

Da Diagonal Periodico, una intensa intervista a Viriginie Despentes che, a partire dal suo ultimo romanzo, Vernon Subutex 1, ci parla di guerra di classe dichiarata dall’alto, Nuit Debout, gentrificazione urbana e culturale, stupro e lo stato presente dei femminismi.

Virginie Despentes,  scrittor@ e cineasta, autor@  di Teoria King Kong (Melusina, 2007) e Scopami – romanzo e film – ha un aspetto che mette soggezione, ma delle maniere calorose. Si sente molto a suo agio tra i libri. Nella stanza dove ci troviamo ci sono diverse librerie e, prima di cominciare l’intervista, il suo sguardo si posa sulla copertina di alcuni di quelli, sempre a caccia di qualcosa di interessante. Ha curiosità di conoscere il punto di vista degli altri, curiosità che si manifesta nella necessità di sapere dei contesti simili a quello che attualmente sta vivendo in Francia. Insiste sulla sua età, 47 anni, e su quanto sia entusiasmata dalla forza dimostrata nella Nuit Debout. Questa emozione contrasta con il sentimento del romanzo che è venuta a promuovere alla Feria del Libro di Madrid, Vernon Subutex 1 (Penguin Random House, 2016), primo episodio di un racconto poliedrico dove si espongono tutte le fila di un tessuto generazionale. Continua a leggere →

Quando tira aria di omonazionalismo, è ora di essere incivili!

 

condiSulla manifestazione del 23 gennaio a sostegno del DDL Cirinnà, una riflessione di Libera Voler

É TEMPO DI ESSERE INCIVILI. Nelle scorse settimane mi è capitato che qualcun* mi chiedesse cosa pensassi della proposta di legge che disciplina le coppie omosessuali e se scendessi in piazza il 23 gennaio al grido patriottico di “svegliati italia! È ora di essere civili”.
A prescindere da quello che crede ognun* di noi sul matrimonio, ho sempre ritenuto che le leggi che estendono i diritti sono leggi per le quali battermi; certo credo che, piuttosto che il riconoscimento come coppia, meritiamo leggi che ci tutelano come singol* queer, l’accesso ai servizi, agli ormoni, a dei documenti che non umilino la nostra identità, la reversibilità anche fuori dal matrimonio, la cancellazione della legge 40, un obbrobrio che permette solo alle lesbiche più ricche di fare figli all’estero. Continua a leggere →

Perugia. Sei denunce per contro-manifestazione sentinelle in piedi

facinofroce

foto di Marco Giugliarelli

dal collettivo Bellaqueer Perugia

Domenica 5 ottobre le strade e le piazze delle città italiane sono state invase da un fiume di gente festante, che con ironia e gioia ha travolto l’immobile oltranzismo cattolico omofobico e sessista delle “Sentinelle in piedi”, scese in piazza per sostenere una fantomatica libertà di espressione, di fatto per esprimersi contro l’agibilità sociale e politica e l’accesso ai diritti di donne, gay, lesbiche, trans etc..

L’esplosione di soggettività che li ha travolti ha messo in scena un protagonismo sociale differente, che non si limita alla difesa della libertà, ma è esso stesso esercizio e pratica della libertà. In tantissim* hanno riconquistato con una forza dirompente visibilità e agibilità politica in quegli spazi di vita quotidiana (la città stessa) che le politiche antisociali e liberticide dell’austerity sottraggono e rendono meno accessibili a tutt* ed ancora meno a chi rappresenta l’altro di una supposta neutralità del diritto (donne, gay, lesbiche, trans…). Continua a leggere →

L’essenziale e l’essenzialismo di un gesto

non solo fica

da Carmilla

Negli anni Settanta faceva irruzione nelle piazze un gesto, quello di due mani a L unite a formare il simbolo della vagina, che, come contraltare al pugno chiuso, per le donne voleva avere un carattere di appropriazione di se stesse e significare la presa di parola nella scena pubblica e nel dibattito politico.
Sessant’anni dopo la casa editrice DeriveApprodi gli dedica una pubblicazione, Aa. Vv. Il gesto femminista, a cura di Ilaria Bussoni e Raffaella Perna, pp. 166, € 20, ricostruendo una genealogia, raccogliendo documenti anche fotografici e cercando di comporre quanto di quel gesto si è sedimentato nel presente. Ne risulta un lavoro eterogeneo, non solo per la varietà dei contributi – dalla fotografia di Paola Agosti, al cinema di Alina Marazzi, all’espressioni artistiche passate in rassegna da Raffella Perna – ma anche per la diversità degli approcci e delle conclusioni cui le autrici pervengono. Continua a leggere →

Genderizzare la Guerra al Terrore

intifada bambina

Sull’uso di quel micidiale dispositivo di potere e di assoggettamento che è il genere e sulla retorica “donneebambini” nella narrazione della Guerra al Terrore, la traduzione di un articolo di Maya Mikdashi pubblicato da Jadaliyya.

Maya Mikdashi ha conseguito un dottorato presso il Dipartimento di antropologia della Columbia University. E’ co-direttora del film documentario About Baghdad. Attualmente svolge ricerca e dirige il Centro Studi sul Medio Oriente al NYU Kevorkian Center. Mikdashi è inoltre co-fondatrice ed editora di Jadaliyya, rivista elettronica prodotta dall’ Arab Studies Institute. Tutt* i collaboratori e le collaboratrici di Jadaliyya, accademici, giornalisti, attivisti e artisti dal e sul Medio Oriente, svolgono per la ezine attività volontaria e non retribuita.

Possono gli uomini palestinesi essere vittime? La genderizzazione della guerra di Israele contro Gaza

di Maya Mikdashi

Ogni mattina ci svegliamo con un aggiornamento del conto della macelleria: 100, 200, 400, 600 Palestinesi uccisi dall’apparato bellico di Israele. Questi numeri glissano su molti dettagli: la maggioranza degli abitanti di Gaza, una delle aree più popolose ed impoverite del mondo, sono rifugiati da altre zone delle Palestina storica. Questi sono sotto un brutale assedio e non hanno luogo dove nascondersi dall’assalto furioso di Israele. Prima di questa “guerra” Gaza si trovava come in quarantena, una popolazione tenuta prigioniera e colonizzata dall’abilità di Israele di infrangere il diritto internazionale e rimanere impunita. Una popolazione in relazione di dipendenza – per il cibo, l’acqua, le medicine e anche la mobilità – dai suoi colonizzatori. Nel caso di un cessate il fuoco, Gaza continuerà a rimanere colonizzata, in quarantena e bloccata. Rimarrà una prigione a cielo aperto, un campo rifugiati di massa. Continua a leggere →

L’interrogazione parlamentare sugli “attacchi” alle Sentinelle in piedi. Qualche riflessione

suora con nervo

Bisogna riconoscere che le Sentinelle in piedi, o chi per loro,  non sono proprio sprovvedute nella costruzione del loro perverso ordine del discorso. Nate all’indomani dell’approvazione alla Camera del DDL Scalfarotto, hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze italiane con un libro in mano, senza profferir parola, dritte in piedi, lanciando dal web il loro invito a scendere in piazza a leggere, in piedi, per difendere la libertà di espressione, in silenzio. Continua a leggere →

Le sentinelle in piedi e la governance neoliberale delle differenze

fabulous revvolution

Il 29 marzo a Perugia si sono riunite le “sentinelle in piedi” che, dopo l’approvazione alla Camera del DDL Scalfarotto, comunemente noto come legge anti-omofobia, hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze italiane per riaffermare, a quanto sostengono nel loro sito,  il diritto di essere sempre e comunque liberi di esprimersi, che, detto così, sembrerebbe voler significare anche quando si è omotransfobici. Qui il report dell’intervento di alcun@ che hanno contestato pacificamente la veglia e sono stat@ prontamente identificat@ dalla polizia.

Di seguito, un’analisi sul retroterra neofondamentalista delle sentinelle “per la libertà” ai tempi del neoliberalismo. Continua a leggere →

Che genere di scuola oltre lo Stato?

paulo freire

Sarebbe un atteggiamento molto ingenuo aspettarsi che le classi dominanti possano sviluppare una forma di educazione che permetta alle classi dominate di percepire le ingiustizie sociali in maniera critica

Il triste caso dei libretti UNAR, come giustamente lo definisce il blog un altro genere di comunicazione, ha riattizzato l’atavico scontro sulla scuola  fra fondamentalisti cattolici, fautori del crocifisso in aula, dell’ora di religione, della difesa della famiglia tradizionale che ora hanno aggiunto alle loro crociate anche quella contro una fantomatica “ideologia gender”,  ed i difensori della laicità della cosiddetta scuola pubblica. Uno scontro che sostanzialmente si protrae in maniera stanca, procedendo lungo i binari di una contrapposizione sterile che, oltre a non produrre alcun avanzamento, reitera l’equivoco della scuola comunemente chiamata pubblica. Sgomberiamo innanzitutto il campo da questo equivoco odioso: tutte le scuole, confessionali incluse, sono pubbliche per definizione, perché aperte ad un pubblico, cioè ad una comunità di discenti i/le quali, invece di rivolgersi privatamente ad un istitutore, si rivolgono ad una istituzione, gestita dallo Stato o da altri soggetti, oppure cooperano a gestirne una. Per cui, la dicotomia cui ci si riferisce quando ci si erge a difesa della laicità della scuola, non è tra  pubblico/privato, ma tra statale e non. I libretti UNAR, dunque, frutto di un protocollo di intesa Miur-Pari opportunità, avrebbero voluto esprimere l’impegno a educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro, al rifiuto di ogni forma di violenza o discriminazione, al valore civico dell’inclusione sociale, ritenendo questa attività un sicuro investimento per il futuro. Tutto molto bello, non fosse che la scuola statale  è  già da tempo orientata su un altro percorso volto a garantire un sicuro investimento per il futuro, un percorso calato dall’alto, che è passato sulle teste  di docent@, genitor@ ed alunn@ completamente ignari ed ignare della ristrutturazione in atto.

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