Archivi della categoria: (bio)capitale

Virginie Despentes: il femminismo è stato la rivoluzione più importante del XX secolo

virginie

Da Diagonal Periodico, una intensa intervista a Viriginie Despentes che, a partire dal suo ultimo romanzo, Vernon Subutex 1, ci parla di guerra di classe dichiarata dall’alto, Nuit Debout, gentrificazione urbana e culturale, stupro e lo stato presente dei femminismi.

Virginie Despentes,  scrittor@ e cineasta, autor@  di Teoria King Kong (Melusina, 2007) e Scopami – romanzo e film – ha un aspetto che mette soggezione, ma delle maniere calorose. Si sente molto a suo agio tra i libri. Nella stanza dove ci troviamo ci sono diverse librerie e, prima di cominciare l’intervista, il suo sguardo si posa sulla copertina di alcuni di quelli, sempre a caccia di qualcosa di interessante. Ha curiosità di conoscere il punto di vista degli altri, curiosità che si manifesta nella necessità di sapere dei contesti simili a quello che attualmente sta vivendo in Francia. Insiste sulla sua età, 47 anni, e su quanto sia entusiasmata dalla forza dimostrata nella Nuit Debout. Questa emozione contrasta con il sentimento del romanzo che è venuta a promuovere alla Feria del Libro di Madrid, Vernon Subutex 1 (Penguin Random House, 2016), primo episodio di un racconto poliedrico dove si espongono tutte le fila di un tessuto generazionale. Continua a leggere →

Il femminismo un giorno sarà contro l’aborto, se continua su questa strada

11931665_1045218208824286_1979868158_n

Leonor Silvestri parla con Florencia Arriola dell’amore, dell’eterosessualità, del capitalismo, della sorellanza o dei “territori morali” che impone anche il femminismo. Traduzione da Pikara magazine

Ha saputo essere una filologa antica e, anche se ha vissuto molte morti nella sua esistenza, oggi si dedica a dare lezioni a casa sua come una sofista dell’antichità. Poco umana e radicale, decostruttrice dell’amore romantico e distruttrice dell’eteronorma, Leonor Silvestri fa poesia, scrive, pratica sport di combattimento e balla dancehall e reggaeton. Sono questi i modi in cui accresce la sua potenza  e si reinventa, mentre cerca nuovi artifici che mettano all’angolo l’eterocapitalismo Continua a leggere →

La ragazza nuda usata come arma

nazifemen

Traduzione collettiva con Agnes Nutter, Jinny Dalloway, Silvia Bauer, di un’analisi sull’uso della nudità come arma a fini reazionari, con particolare attenzione ai casi emblematici delle neonaziste Femen, delle filo-americane Pussy Riot e di Molly Crabapple, (per fortuna) misconosciuta in Italia.  L’originale, lievemente abbreviato nella parte inziale, qui. Buona lettura.

I media che consumiamo oggi vengono manipolati tanto cinicamente quanto quelli di un centinaio di anni fa: sono usati come armi contro la popolazione, ma adesso adottano nuove tecniche di marketing per vendere, promuovere e difendere l’imperialismo e il capitalismo. Questo non implica che non siano presenti ancora vecchie tecniche – esistono ancora corruzioni palesi come accettare soldi o regali – ma altre strategie non sono state ancora bene esaminate, né accuratamente condannate. Mentre sesso e razza sono ancora comuni come sempre nel culto di imperialismo e capitalismo da parte dei media, le nuove strategie neoliberiste di atomizzazione e del culto dell’individuo danno ai vecchi tropi della manipolazione una mano di vernice fresca. Continua a leggere →

Emma, o quando le donne bianche convalidano il femminismo

10433068_289354264593546_2488832259074740696_nA partire dal discorso che Emma Watson ha tenuto alle Nazioni Unite, un’analisi da Lamula.pe sulla trasformazione del femminismo liberale bianco in retorica di supporto alla propaganda neoliberale, con il patrocinio dalle Nazioni Unite.

Pensa a quante volte ti sei seduto vicino a persone ben intenzionate e la conversazione è andata più o meno così: “ Come persona appartenente alla classe lavoratrice, penso che..” (alcune teste annuiscono) “Come donna povera, mi sembra che…” (ancora più teste). “Come lesbica povera e di colore, devo dire che…” (Ancora più teste annuiscono furiosamente, assicurandosi che tutt@ riconoscano il mutuo e frenetico consenso). E così via. Questo tipo di situazioni sono solitamente denominate “le olimpiadi dell’oppressione”. Durante queste, le persone sembrano giocare a chi proviene dal luogo più autentico, più oppresso e, per questo, più corretto. Sono situazioni in cui l’identità si feticizza, durante le quali nozioni essenzialiste fanno inciampare il buon senso e in cui la credenza paternalista nella superiorità del saggio e nobile selvaggio suole annullare qualsiasi sentimento in assoluto. A volte, questa tattica, basata sullo stare sempre d’accordo con chi più reca il marchio della marginalità, sostituisce qualsiasi tentativo di intraprendere un’analisi critica della razza, la sessualità, il genere ecc. Questa tattica è intellettualmente floscia, manca di profondità politica e genera appena un effetto di inclusione dell’altro “minoritario”.
Abbey Volcano

Quanto segue non ha nulla a che vedere con Emma Watson. Non ha nulla a che fare con i femminismi, almeno non direttamente. Quello che segue ha a che fare con il colonialismo. Ha a che fare con i suoi effetti sul sentire e il pensare collettivo in contesti intensamente razzisti. Ha a che fare con la produzione di soggettività funzionali alla supremazia bianca e al genocidio nero e indigeno. Ha a che fare con l’estensione e il rafforzamento del senso d’inferiorità che s’imprime sui corpi e le coscienze delle persone razializzate. Continua a leggere →

L’interrogazione parlamentare sugli “attacchi” alle Sentinelle in piedi. Qualche riflessione

suora con nervo

Bisogna riconoscere che le Sentinelle in piedi, o chi per loro,  non sono proprio sprovvedute nella costruzione del loro perverso ordine del discorso. Nate all’indomani dell’approvazione alla Camera del DDL Scalfarotto, hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze italiane con un libro in mano, senza profferir parola, dritte in piedi, lanciando dal web il loro invito a scendere in piazza a leggere, in piedi, per difendere la libertà di espressione, in silenzio. Continua a leggere →

Le sentinelle in piedi e la governance neoliberale delle differenze

fabulous revvolution

Il 29 marzo a Perugia si sono riunite le “sentinelle in piedi” che, dopo l’approvazione alla Camera del DDL Scalfarotto, comunemente noto come legge anti-omofobia, hanno cominciato a darsi appuntamento nelle piazze italiane per riaffermare, a quanto sostengono nel loro sito,  il diritto di essere sempre e comunque liberi di esprimersi, che, detto così, sembrerebbe voler significare anche quando si è omotransfobici. Qui il report dell’intervento di alcun@ che hanno contestato pacificamente la veglia e sono stat@ prontamente identificat@ dalla polizia.

Di seguito, un’analisi sul retroterra neofondamentalista delle sentinelle “per la libertà” ai tempi del neoliberalismo. Continua a leggere →

I confini di genere dell’Europa

honeyballno-image-by-research-project-korea

Da Euronomade

Il 26 febbraio Il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione basata sul rapporto presentato dalla deputata laburista Mary Honeyball che, pur non avendo carattere vincolante per gli stati membri, indica le linee guida in materia di prostituzione, individuando come riferimento il cosiddetto modello nordico, cioè quello abolizionista in vigore in Svezia, Irlanda e Norvegia e da dicembre anche in Francia. Il voto sulla risoluzione, con 343 favorevoli, 139 contrari e 105 astenuti, è stato trasversale, perché in linea di massima quasi equamente distribuito tra le fila dei conservatori del centro-destra (PPE) e quelle dei Socialisti e Democratici (S&D)

Non possiamo comprendere le indicazioni politiche del parlamento europeo, se non effettuiamo una analisi della dimensione di genere dentro il piano di ri/produzione dei confini della governance europea e degli stessi confini nazionali. Continua a leggere →

Beatriz Preciado. Moltitudini queer- Note per una politica degli anormali

Traduzione di Dalila Ingrande dell’articolo Multitudes queer, notes pour une politique des “anormaux”, da http://multitudes.samizdat.net

moltitudine queer

Beatriz Preciado

Università di Paris VIII

Moltitudini queer: note per uma politica degli “anormali”

 Abstract: questo articolo tratta della formazione dei movimenti e delle teorie queer, della loro relazione con i femminismi e dell’utilizzo politico di Foucault e Deleuze. Esplora inoltre i vantaggi epistemologici e politici, per la teoria  e il movimento queer, dell’uso della nozione di “moltitudine” in relazione a quella di “differenza sessuale”. Differentemente da ciò che accade negli Stati Uniti, in Europa i movimenti queer si ispirano alle culture anarchiche e alle emergenti culture transgender per combattere l’”Impero Sessuale”, proponendo, come è noto, una deontologizzazione delle politiche delle identità. Non c’è più una base naturale (“donna”, “gay”, etc.) che possa legittimare l’azione politica. Quello che importa non è la “differenza sessuale” o la “differenza degli/ delle omosessuali”, ma  le moltitudini queer. Una moltitudine di corpi: corpi transgender, uomini senza peni, gounis garous, ciborg, donne butch, uomini lesbici, eccetera. La “moltitudine sessuale” appare, così, come il soggetto possibile della politica queer.

parole chiave: teoria queer; politiche dell’identità; moltitudini queer. Continua a leggere →

La vie en rose. Una repubblica oligarchica ai tempi del pinkwashing

mauro biani

Conquiste. Mauro Biani per il manifesto

Le forti tinte rosa del governo Renzi hanno acceso gli occhi di coloro che, la mattina del 22 febbraio 2014, si sono svegliate dicendosi buongiorno nel primo giorno in cui l’Italia, dalla nascita della repubblica, si sveglia con un governo paritario. L’assemblea nazionale di Se non ora quando saluta così una data storica, perché vede compiuto un primo passo verso una migliore democrazia. Peccato che all’assemblea nazionale di Se non ora quando, che pur dichiara di aver perseguito sin dalla sua nascita una migliore democrazia, sfugga completamente che la democrazia si fonda su consultazioni elettorali saltate a pie’ pari  ancora una volta dal 2011. Continua a leggere →

Copiose manciate di fumo negli occhi. Riflessioni sulla Francia e l’aborto

ManoGabbia_480La notizia della recente riforma della normativa che in Francia regola l’aborto legale sta sollecitando in Italia entusiasmi un po’ troppo facili, a parere di chi scrive. Innanzitutto, l’aborto in Francia era già legale e permesso a tutte coloro che si trovassero in una situazione di sofferenza a causa del loro stato. Una clausola oltremodo vaga e facilmente aggirabile, che non sappiamo quanto  fosse di ostacolo concreto a coloro che volessero abortire, probabilmente non più di quanto lo sia l’obiezione di coscienza in Italia. Continua a leggere →

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: