Archivi della categoria: appropriazioni culturali

Whitewashing e dintorni. Stonewall sbiancata e riscritta da Hollywood

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Il 25 settembre uscirà nelle sale degli Stati Uniti Stonewall, scritto da Jon Robin Baitz e diretto da Roland Emmerich, un film sulle rivolte che ebbero luogo il 28 giugno 1969  come risposta ad una delle tante retate della polizia nell’omonimo bar del Greenwich Village. L’uscita del trailer ha già sollevato un’ondata di critiche da gran parte della comunità LGBT+, critiche che sottolineano come  la pellicola  cancelli le trans e le drag queens di colore  e, nonostante le dichiarazioni di veridicità, sostanzialmente  riscriva un’altra storia attraverso un’operazione di whitewashing e di genderwashing. Continua a leggere →

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Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche della classe borghese

asiansQuesta è la trascrizione del discorso tenuto da Myrian Francois-Cerrah in occasione di un dibattito  alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Camera è persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, femminista postcoloniale e ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e dell’attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, che, oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

L’originale del suo intervento qui. Traduzione collettiva con feminoska e Jinny Dalloway. Continua a leggere →

#25N e sorelle Mirabal – Cosa c’entra il femminismo con lo stato?

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Non possiamo che essere contente che sia finita la sfiancante giornata del 25 novembre. In tante, infatti, non ne potevamo più di veder girare sui media e sui social network spose insanguintate, donne pestate, bocche cucite, addirittura icone dei cartoni animati ritoccate con lividi e occhi pesti, segno dellorrido e macabro senso di estetica della violenza alla quale vorrebbero abituarci. Non ne potevamo più perché ci ha nauseato questo raccapricciante e mortifero gusto per l’orrido e per il macabro,  ma soprattutto perché ci disgusta ancora di più  il rovesciamento di senso che questa giornata cerca di operare sulle questioni per noi importanti. Ma cosa centra il femminismo con lo stato? cosa c entra il femminismo con le Nazioni Unite? ripassiamo un attimo di storia.

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Emma, o quando le donne bianche convalidano il femminismo

10433068_289354264593546_2488832259074740696_nA partire dal discorso che Emma Watson ha tenuto alle Nazioni Unite, un’analisi da Lamula.pe sulla trasformazione del femminismo liberale bianco in retorica di supporto alla propaganda neoliberale, con il patrocinio dalle Nazioni Unite.

Pensa a quante volte ti sei seduto vicino a persone ben intenzionate e la conversazione è andata più o meno così: “ Come persona appartenente alla classe lavoratrice, penso che..” (alcune teste annuiscono) “Come donna povera, mi sembra che…” (ancora più teste). “Come lesbica povera e di colore, devo dire che…” (Ancora più teste annuiscono furiosamente, assicurandosi che tutt@ riconoscano il mutuo e frenetico consenso). E così via. Questo tipo di situazioni sono solitamente denominate “le olimpiadi dell’oppressione”. Durante queste, le persone sembrano giocare a chi proviene dal luogo più autentico, più oppresso e, per questo, più corretto. Sono situazioni in cui l’identità si feticizza, durante le quali nozioni essenzialiste fanno inciampare il buon senso e in cui la credenza paternalista nella superiorità del saggio e nobile selvaggio suole annullare qualsiasi sentimento in assoluto. A volte, questa tattica, basata sullo stare sempre d’accordo con chi più reca il marchio della marginalità, sostituisce qualsiasi tentativo di intraprendere un’analisi critica della razza, la sessualità, il genere ecc. Questa tattica è intellettualmente floscia, manca di profondità politica e genera appena un effetto di inclusione dell’altro “minoritario”.
Abbey Volcano

Quanto segue non ha nulla a che vedere con Emma Watson. Non ha nulla a che fare con i femminismi, almeno non direttamente. Quello che segue ha a che fare con il colonialismo. Ha a che fare con i suoi effetti sul sentire e il pensare collettivo in contesti intensamente razzisti. Ha a che fare con la produzione di soggettività funzionali alla supremazia bianca e al genocidio nero e indigeno. Ha a che fare con l’estensione e il rafforzamento del senso d’inferiorità che s’imprime sui corpi e le coscienze delle persone razializzate. Continua a leggere →

Caro mondo, i tuoi hashtag non riusciranno a #bringbackourgirls.

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In riferimento alla campagna #bringbackourgirls, una voce fuori da un coro che ha virato verso una litania mono tono dal chiaro sound neocolonialista, in cui le prime voci sono tutte occidentali. L’autrice del pezzo che segue, Jumoke Balogun, di origine nigeriana e americana, è co-fondatrice e co-editrice di compareafrique.com

Domanda semplice. Sei nigeriana/o? Godi di diritti costituzionali stabiliti dai Nigeriani per partecipare al loro processo democratico? Se no, ho delle notizie per te. Non puoi fare niente per le ragazze scomparse in Nigeria. Non puoi. La tua insistenza nel reclamare urgentemente l’intervento americano, specificatamente l’intervento americano militare, per risolvere questa faccenda finirà con il danneggiare la popolazione della Nigeria Continua a leggere →

Apologia di una maga barbara ovvero l’inesistenza di una Medea infanticida

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Maddalena Crippa. Foto D.Aliffi

Con l’espressione sindrome di Medea la vulgata comune, come quella di un Recalcati  qualsiasi, suole indicare l’uccisione dei figli da parte della madre, inserita in quadro psicopatologico di stress emotivo e/o di conflitto con il partner. Il riferimento è ovviamente alla figura mitica di Medea o meglio alla versione che ne scrisse Euripide nel 431 a.C. Continua a leggere →

One billion Rising, Eve Ensler e le contraddizioni del femminismo carcerario*

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Da Prison Culture

Eve Ensler sembra aver scoperto la violenza di stato…per molti versi nello stesso modo in cui Colombo scoprì l’America. Si è dichiarata pronta a discutere e affrontare le conseguenze negative della criminalizzazione in aumento. Non più di qualche mese fa, il One billion rising, la campagna globale anti-violenza di Ensler, incoraggiava  le sopravvissute alla violenza interpersonale innanzitutto a riferire  di stupri e  aggressioni alle forze dell’ordine. Questa, secondo la campagna, era la strada per costringere coloro che perpetuano violenza a “farsi carico” delle loro azioni. Continua a leggere →

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