Maternità surrogata e oltre. Se non ora quando appellarsi al Parlamento europeo?

 

kruger_your_bodyA pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina diceva qualcuno, le cui parole sono ormai diventate letteralmente proverbiali.

Che all’improvviso una parte – per la precisione, le autoproclamatesi libere – delle SNOQ resuscitasse ex abrupto con un appello contro la maternità surrogata sembrava strano, dal momento che la gestazione per altri è vietata dalla legislazione italiana. Davvero non si capiva l’urgenza di prendere posizioni drastiche con tanta sbrigatività di fronte ad un nodo politico tanto delicato e complesso fino a quando è saltata fuori la data del 16 dicembre 2015 in cui al Parlamento europeo si voterà un emendamento contro la maternità surrogata proposto dal PPE all’interno della “Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia del mondo” La (non) sorprendente tempestività dell’appello, datato 4 dicembre, è già stata notata da Simone Alliva sull’Espresso; tale tempestività di sicuro non sorprende chi ricorda la nascita della creatura SNOQ e c’era in piazza il 13 febbraio 2011, allorquando le varie Comencini, Bongiorno, Fedeli, chiamarono in un’accozzaglia, pardon, adunata comune il “fronte delle donne” per dire basta alla de-gener-azione politica dell’era berlusconiana. Archiviata la fase del berlusconismo, diverse animatrici di quell’esperienza, che ripetutamente ci hanno invitate a superare particolarismi e ideologismi per rimanere tutte unite a prescindere, hanno trovato posto tra gli scranni del senato e/o del parlamento. E’ il caso di Valeria Fedeli, ex segretaria CGIL, oggi vicepresidente del Senato o di Fabrizia Giuliani, compagna di Claudio Mancini – un impresentabile per il suo coinvolgimento nelle spese pazze di Fiorito &co, come tuonò inviperita Marina Terragni – oggi deputata PD. Per il resto – e per la base – l’esperienza di SNOQ è andata progressivamente alla deriva, disintegrandosi sotto i colpi di continue scissioni e di un progressivo sfaldamento che l’ha resa poco o niente incisiva nelle scelte politiche dell’era monti-renziana. La chiamata all’unione, al fronte comune, ad un’improbabile sorellanza fondata esclusivamente sui genitali, per la parità di genere e contro lo sfruttamento mediatico-politico del corpo delle donne, non avendo prodotto alcun risultato concreto e tangibile per le schiere di precarie, disoccupate, plurisfruttate a vario titolo che continuano ad assieparsi sulla soglia della povertà, sembrava essersi sopita quando, all’improvviso, le SNOQ libere si appellano all’Europa. Facciamo appello alle istituzioni europee – Parlamento, Commissione e Consiglio – affinché la pratica della maternità surrogata venga dichiarata illegale in Europa e sia messa al bando a livello globale.
Davvero il voto del Parlamento europeo del 16 dicembre è una coincidenza? L’emendamento porta la firma del PPE, centro-destra, e prosegue, fondamentalmente, nel solco destrorso già seminato dalla risoluzione Honeyball, fortemente sostenuta e votata al Parlamento europeo dal PPE. Al netto dei proclami salvifici di una Livia Turco, che parla di abominio e di povere criste costrette a subire questa pratica indegna e di un evergetismo rivelatosi strumentale e di facciata già nel passato recente, rimane l’impressione, si spera sbagliata, di un appello lanciato in un momento cruciale, non esplicitato dalle appellanti, perché il Parlamento europeo continui nella direzione, sicuramente conservatrice quando non espressamente reazionaria, di erosione del diritto all’autodeterminazione delle donne e di messa al bando delle vite e dei corpi che eccedono la norma. Una direzione che già da tempo andiamo segnalando su questo blog (qui e qui, ad esempio) e che, in Italia, muove dall’esautorazione della legge 194/78, passando per temi spinosi come la fecondazione assistita e la maternità surrogata. Il corpo delle donne, dunque, si riconferma come campo di battaglia su cui si scontrano istanze biopolitiche ben precise spesso mascherate da intenti benefici, battaglie contro lo sfruttamento (solo quello dell’utero e della vagina, però) e difese della dignità e di una non meglio precisata vita. Che differenza passa, allora, tra la strumentalizzazione del corpo delle donne denunciata a suo tempo da Lorella Zanardo con il patrocinio di SNOQ e il suo uso come cassa di risonanza per invocare legislazioni restrittive e mettere al bando corpi e vite non conformi che pur chiedono di esistere e di riprodursi?

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