Educare alle differenze: report di due giorni di scambio e crescita

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Sabato 20 e domenica 21 settembre si è svolto a Roma Educare alle differenze, un incontro nazionale promosso da tre associazioni – Stonewall, Progetto Alice e Scosse – per

stabilire sinergie e connessioni tra chi realizza progetti dedicati alla valorizzazione delle differenze, alla pluralità dei modelli familiari, al contrasto agli stereotipi di genere, alla prevenzione di bullismo, omofobia, transfobia e violenza maschile contro le donne, tra chi intende la scuola come spazio in cui coltivare rispetto e senso critico.

A seguire, il report di Laura ed Enrica. Foto di Michela Prando

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Eravamo in tantissim* a Roma per l’incontro di Educare alle Differenze.

Scosse, Stonewall e progetto Alice hanno portato nella scuola San Donato più di 600 persone tra associazioni, genitori, insegnanti, educatori/educatrici.

 Un evento totalmente autogestito, reso possibile da passione e competenza, senza alcun aiuto economico da parte delle Istituzioni.

 Due giornate che hanno permesso l’incontro di persone che credono nella scuola pubblica come attivatrice di cambiamenti e che proprio per questo vogliono che anche alla scuola sia affidato il compito di “educare alle differenze”.

 Nella prima giornata del 20 settembre i lavori si sono articolati intorno a 7 tavoli di discussione che poi hanno restituito i contributi, collettivamente elaborati, nella riunione plenaria di domenica 21.

Di seguito ne riportiamo i punti principali esposti durante l’assemblea conclusiva.

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Tavolo 0-6

 Il tavolo ha approfondito la riflessione sulla necessità di educare ed educarsi ad un linguaggio non sessista o discriminatorio. Ha quindi proposto una delibera di consiglio su Roma che possa comunque essere modello comunale anche altrove per l’acquisizione di questi progressi nelle scuole dell’infanzia. Inoltre il tavolo ha posto l’accento sull’importanza dell’inserimento di corpi “differenti”, transessuali, disabili, nell’immaginario collettivo degli alunni di queste scuole.

Perché per i docenti sia possibile attuare questi cambiamenti è necessario sostenere l’editoria di qualità che promuove un insegnamento privo di stereotipi.

Inoltre, istituire degli osservatori sui linguaggi mediatici e pubblicitari destinati a questa fascia d’età, sul modello di “Leggere senza stereotipi” di Scosse, potrebbe essere un’altra misura utile all’ottimizzazione delle risorse disponibili.

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 Tavolo 7-11

Il tavolo, molto partecipato, ha scelto di guardare attraverso il prisma dell’educazione alla libertà, per insegnare le differenze. Rilevando quanto gli insegnanti tendano a incanalare gli alunni in modelli precostituiti, si è auspicato che l’educazione possa invece portare al potenziamento dei sogni e dei desideri individuali e quindi collettivi.

L’intervento “di genere” nella scuola pubblica non può però essere però affidato esclusivamente al volontariato, all’associazionismo, senza che le Istituzioni si facciano minimo carico, tanto meno economico, del processo. Per giungere ad un cambiamento durevole, bisogna educare già tra i 7 e gli 11 anni a uno sguardo differente, a valori diversi da quelli patriarcali dominanti, partendo da sé. Per tutto ciò c’è bisogno di materiale, risorse, impegno che non solo i docenti di buona volontà devono prestare.

Anche il tavolo 7-11 propone l’istituzione di un osservatorio e un “portale dei saperi”, un database di materiali e proposte, perché sia possibile non solo creare nuovi percorsi ma rivendicare anche quelli che esistono già. Come le più di 200 realtà partecipanti alle giornate di “Educare alle differenze”.

 Tavolo 12-14

A questo tavolo erano sedute associazioni, insegnanti, movimenti lgbt, collettivi, tutti interessati a ribadire l’importanza delle scuole medie inferiori come tappa di crescita fondamentale degli individui. I

l primo problema rilevato è stata la totale mancanza di letteratura pedagogica rivolta a questa fascia d’età. Altro fattore interessante è la trasversalità con cui alle medie si arriva all’educazione alle differenze: partendo cioè o dalla lotta al bullismo o dall’educazione sessuale. Il processo educativo, a stesso dire degli insegnanti presenti, dovrebbe invece essere l’opposto e partire dall’educazione alle differenze per prevenire il bullismo e insegnare la sessualità.

Gli ostacoli principali che chi opera in questa fascia riscontra sono di tipo politico: di nuovo, la totale mancanza di investimenti e di relazioni con le Istituzioni territoriali e nazionali.

Così il miglior progetto di 30 ore didattiche si scontrerà sempre con il resto della vita in cui quel ragazzo, quella ragazza che l’ha seguito in classe, si ritroverà immerso fino al collo in uno Stato a cui non interessa davvero combattere il sessismo, le discriminazioni.

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 Tavolo 15-18

Per le scuole superiori, la prospettiva di genere è totalmente affidata alla sensibilità degli insegnanti.

Entrare nelle scuole a parlare di omosessualità, transessualismo, violenza contro le donne, stereotipi di genere, non è facile. Gli ostacoli più frequenti sono l’ assenza di fondi, ma anche l’ ostilità da parte dei genitori e talvolta anche di parte del corpo docente.

L’educazione alle differenze non dovrebbe ridursi a un percorso facoltativo o esclusivamente laboratoriale, ma far parte di una formazione obbligatoria dell’individuo.

Obiettivo deve essere cambiare l’approccio culturale della didattica, proporre un nuovo modello che a partire dai libri di testo includa le donne, gli e le omosessuali e transessuali.

Dal dibattito interno al tavolo è emersa anche la necessità però di aggiornare la metodologia della stessa formazione di genere: la divisione tra maschi e femmine, ad esempio, per affrontare temi di genere ripropone in sostanza il sistema di rappresentazioni binarie che si cerca di decostruire.

Gli/le insegnanti inoltre sono stat* chiamat* a mettersi in gioco in prima persona, a fare coming out, a rivelare il proprio orientamento sessuale in una scuola in cui i personaggi studiati in classe sono quasi tutti uomini e tutti eterosessuali.

 Le questioni in comune tra tutti i tavoli, anche con gli altri tre gruppi di discussione, “Differenze culturali e genere”, “Società e diritti” ed “Educazione permanente”, sono dunque state: la necessità di “fare rete” ( con database, osservatori, incontri territoriali ), la denuncia del totale disinteresse delle Istituzioni e la necessità urgente di difendere la scuola pubblica e laica dai continui attacchi di Chiesa e Destra.

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 Incontrarsi, scambiarsi idee, raccontarsi per ritrovarsi complici di un progetto comune.

“Fare rete” mettendo da parte protagonismi e condividendo con le altre e gli altri non solo l’obiettivo comune, ma anche i mezzi, i materiali, le idee.

Questo è forse il messaggio più forte che ha prodotto questa due giorni, capace di far ben sperare anche contro le operazioni oscurantiste di cattolici e neofascisti, forse individuando proprio nei ragazzi i naturali alleati di questa battaglia.

 Due giorni in cui tutto questo è sembrato così più vicino dal realizzarsi di quanto non sembri quando ci ritroviamo da soli, frammentati, ad aspettare.

 Il prossimo appuntamento con “Educare alle differenze” è previsto per il prossimo anno, ma nel frattempo si elaborerà un documento riassuntivo delle istanze principali emerse da presentare al MIUR, mentre sono previsti già per ottobre e novembre incontri regionali in centro e nord Italia.

 Soprattutto, mentre aspettiamo i prossimi due giorni di confronto, abbiamo già una rete più fitta e compatta per metterci al lavoro.

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Una Risposta

  1. […] educare all’accettazione del transessualismo i bimbi di 0-6 anni (riportiamo proposte concrete scaturite nel convegno); […]

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