Il privilegio bianco spiegato ad una persona bianca al verde

Eunique Jones

2014 Foto di Eunique Jones

Sul privilegio bianco, espressione  conosciuta poco o niente in Italia e che generalmente suscita fastidio  in chi la sente riferire a sé stess@ – si tratti o meno di una persona che si definisce femminista –  la traduzione di un articolo di Gina Crosley-Corcoran. L’analisi di Crosley-Corcoran,  pur muovendo dallo specifico della situazione americana, può essere applicata senza difficoltà anche all’Europa, Italia inclusa. Provare a calarsi in uno dei punti suggeriti per credere. E’ da lì che proviene il fastidio.

Il privilegio bianco spiegato ad una persona bianca al verde

di Gina Crosley-Corcoran

Anni fa alcune femministe via internet mi dissero che ero “una privilegiata”

“Che ca**o!?!?” risposi

Provengo da quel genere di poveri che la gente non vuol credere esista ancora in questo paese. Hai mai trascorso un rigido inverno dell’Illinois senza riscaldamento o acqua corrente? Io sì. A 12 anni cuocevi tagliatelle in brodo con acqua presa da un bagno pubblico? Io sì. Hai mai vissuto in un camper in giro per anni e usato l’appartamento di parenti a caso per l’ indirizzo postale? Noi sì. Hai frequentato così tante scuole elementari che a stento ricordi il nome di un quarto di esse? Benvenute nella mia infanzia. Così, quando quella femminista mi disse che io godevo di un “privilegio bianco” le risposi che la mia pelle bianca non ha fatto un cazzo per evitarmi di fare esperienza della povertà. Allora, da brava femminista  competente, mi indirizzò al pezzo ora famoso di Peggy McIntosh, scritto nel 1988, Privilegio bianco: svuotare il sacco invisibile.

Dopo aver letto il potente saggio di McIntosh, è impossibile negare che essere nat@ con la pelle bianca in America garantisce alla gente alcuni privilegi non guadagnati che non sono garantiti alle persone con la pelle di altro colore. Per esempio:

Posso accendere la televisione o la prima pagina di un giornale e vedere gente della mia razza largamente rappresentata

Quando si parla di eredità nazionale o di civilizzazione, posso rivendicare che la gente del mio colore ha fatto la sua parte

Se un vigile mi ferma o se l’International Revenue Service [ndr una sorta di agenzia delle entrate] controlla la mia dichiarazione dei redditi, posso stare sicura di non essere stata individuata in ragione della mia razza

Posso, se voglio, stabilire di godere della compagnia di gente della mia razza la maggior parte del tempo

Leggendo tutta la lista, si evince come la gente bianca e quella di colore viva il mondo in maniera molto differente. Ma ascolta: non lo dico per far sentire in colpa i bianchi a causa del loro privilegio. Non è colpa tua se sei nata/o con la pelle bianca e godi di questi privilegi. Ma che tu te ne accorga o meno, tu certamente benefici di questo, ed è colpa tua se non hai alcun grado di consapevolezza a riguardo.

Capisco anche che il saggio di McIntosh può indurre alcun@ in errore. Diversi punti nella lista si addicono più alla condizione dell’autrice come persona della classe media che come bianca. Per esempio:

Quando devo spostarmi, sono abbastanza sicura di affittare o comprare casa in una zona che mi posso permettere e dove vorrei vivere

Sono abbastanza sicura che i miei vicini, in siffatta ubicazione, saranno neutrali o ben disposti verso di me

Posso andare a fare spesa da sola per la maggior parte del tempo, abbastanza sicura che non sarò seguita o molestata

Se voglio, posso essere abbastanza certa di trovare chi pubblicherà questo pezzo sul privilegio bianco

E nel saggio ci sono così tanti punti in cui la parola “classe” potrebbe essere sostituita alla parola “razza” tanto da disegnare un quadro fondamentalmente molto diverso. Ragion per cui per molto tempo ho avuto non poche difficoltà a indentificarmi con il saggio.

Quando, anni fa, ho scritto per la prima volta sul privilegio bianco, ho insistito per capire per quale motivo questa donna bianca ritenesse che le mie esperienze fossero come le sue quando, no, la mia famiglia senza dubbio non avrebbe potuto affittare una casa “in un’area dove ci potevano permettere e volevamo vivere” e no, non potevo andare a far spesa senza paura nel nostro vicinato che viveva con un reddito basso. L’idea che qualsiasi bianc@ possa trovare un editore per il suo pezzo è certamente un sintomo del privilegio di classe. Provenendo da una famiglia di persone che non hanno mai raggiunto la laurea, che non conoscevano un singolo accademico o intellettuale, non mi sarebbe mai venuto in mente di pensare che potessi essere pubblicata. E’ una anomalia del tutto singolare che io mi trovi ad una scuola di specializzazione, considerato che nessuno della mia famiglia ha un diploma universitario. E ci sono dovuta arrivare a 30 anni per credere che qualcuno della mia stirpe potesse arrivare a tanto. La povertà colora quasi tutto circa la tua prospettiva sulle opportunità di ascesa nella vita. La classe media, istruita, ritiene che chiunque possa raggiungere i propri obiettivi se lavora abbastanza duro. La gente immersa nella povertà raramente vede una vita oltre il lavoro alla pompa di benzina, l’affitto di casa e l’auto-medicazione a base di sigarette e psicofarmaci fino a morire di un attacco di cuore (ho solo descritto un intero lato della mia famiglia e la vita che pensavo mi sarebbe toccata prima che mi capitasse di uscirne)

Io, e forse più gente di quanto si creda, posso capire bene perché le persone bianche che sono al verde s’incazzano al sentire la parola “privilegio”. Da bambina subivo discriminazioni per la mia povertà e quelle ferite sono ancora molto profonde. Ma fortunatamente la mia istruzione mi ha introdotta ad un concetto di privilegio con più sfumature: l’intersezionalità. L’intersezionalità riconosce che la persone possono essere delle privilegiate per alcuni versi e non esserlo affatto per altri. Esistono molti tipi diversi di privilegio – non solo il colore della pelle – i quali determinano il modo in cui ci si muove nel mondo e si sperimenta la discriminazione. Si tratta di fattori con cui hai a che fare dalla nascita, cose che non ti sei guadagnat@, che ti garantiscono opportunità che altri possono non avere. Per esempio:

Cittadinanza: il semplice fatto di essere nat@ in questo paese ti garantisce privilegi a cui coloro che non hanno la cittadinanza americana non avranno mai accesso

Classe: l’essere nat@ in una famiglia economicamente stabile può aiutare a garantire la tua salute, felicità, sicurezza, formazione, intelligenza e opportunità per il futuro.

Orientamento sessuale: se sei eterosessuale, ogni stato in questo paese ti garantisce privilegi per i quali chi non è etero deve ricorrere alla Corte Suprema.

Sesso: se sei maschio, puoi star certo di poter camminare in un parcheggio o garage senza temere di essere violentato e poi doversi accordare con un avvocato difensore che esprime il suo biasimo per i vestiti che indossavi

Stato di salute: se hai un corpo sano, perfettamente agibile, non devi pianificare la tua vita attorno agli accessi per disabili, linguaggio braille o altri bisogni speciali

Identità di genere: se sei cisgender (cioè, se la tua identità di genere si sposa con il sesso che ti è stato assegnato alla nascita) non devi preoccuparti che l’uso del gabinetto o di uno spogliatoio invocherà l’offesa al comune senso del pudore

Come vedi, appartenere ad una o più categorie di privilegio, specialmente essere un maschio etero, bianco, borghese, non disabile, può essere come aver vinto ad una lotteria alla quale non sapevi  di aver giocato. Ma ciò non implica che ogni forma di privilegio è identica all’altra, o che le persone che mancano in un’area di privilegio capiscano cosa significa avere delle mancanze nelle altre. La discriminazione basata sulla razza non è uguale alla discriminazione basata sul sesso e così via.

E ascolta: riconoscere il privilegio non significa sentirsi in colpa o vergognarsi per la buona sorte della propria vita. Nessuna sta dicendo che i maschi etero, bianchi, borghesi, non disabili sono una massa di cazzoni che non lavorano duro per ciò che hanno. Riconoscere il privilegio significa semplicemente essere consapevoli che delle persone devono lavorare ancora più duramente per avere accesso a cose che tu dai per scontato ( se mai ne hanno potuto fare esperienza)

Io so di essere una privilegiata per molti versi. Sono una privilegiata perché nata cittadina bianca. Sono una privilegiata in quanto donna cisgender. Sono privilegiata perché non disabile. Sono privilegiata perché la mia lingua madre è lingua nazionale e perché sono nata con un intelletto ed una ambizione che mi hanno spinto fuori dalla povertà cui altrimenti ero destinata. Sono stata una privilegiata nell’essere capace di sposare la mia strada all’ascesa facendo coppia con un privilegiato maschio colto della classe media che mi ha aspettata in tutto e per tutto mentre mi sudavo un diploma universitario.

Ci sono milioni di versi per cui ho sperimentato il privilegio e alcuni per cui no. Ma, fortunatamente, l’intersezionalità ci permette di esaminare queste dimensioni variabili e gradi di discriminazione e al contempo accrescere la consapevolezza dei risultati dei molteplici sistemi di oppressione all’opera.

Dimmi: sei una/un bianca/o che si sente a disagio con l’espressione “privilegio bianco”? Un approccio più sfumato ti aiuta a vedere più chiaramente il tuo particolare privilegio?

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2 Risposte

  1. L’ha ribloggato su Queer up!e ha commentato:
    Ottimo articolo per un primo approccio all’intersezionalità. Tr. it. La Pantàfika.

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