Apologia di una maga barbara ovvero l’inesistenza di una Medea infanticida

109_ciani_medea_2004_crippa

Maddalena Crippa. Foto D.Aliffi

Con l’espressione sindrome di Medea la vulgata comune, come quella di un Recalcati  qualsiasi, suole indicare l’uccisione dei figli da parte della madre, inserita in quadro psicopatologico di stress emotivo e/o di conflitto con il partner. Il riferimento è ovviamente alla figura mitica di Medea o meglio alla versione che ne scrisse Euripide nel 431 a.C.
La tragedia di Euripide narra infatti l’ultimo episodio delle vicende di Medea e Giasone, cioè il momento in cui la donna viene ripudiata dal marito che ha accettato di sposare Creusa (o Glauce) figlia di Creonte, re di Corinto. A questo punto, la vendetta della moglie tradita si scatena: decide di uccidere non solo l’avversaria in amore, ma anche i figli avuti da Giasone. L’infanticidio, che tanto orrore suscitava negli antichi così come nei contemporanei, è però una variante euripidea rispetto al mito originale, perchè in tutta la tradizione precedente non se ne fa mai menzione.
Esiodo e Pindaro ci descrivono una maga esperta, nipote di Circe e del dio Sole, figlia del re della Colchide, Eeta fratello di Circe, dunque una barbara, ossia una diversa per i Greci perché estranea alla loro civiltà. Entrambi collegano Medea alla spedizione degli Argonauti e sottolineano il suo intervento decisivo nella conquista del vello d’oro che avrebbe assicurato a Giasone il potere regale. Avendo tradito la sua patria per amore, Medea fugge con Giasone e, secondo alcune versioni come quella dello Pseudo-Apollodoro, non si fa scrupolo dell’uccisione del fratello Absirto. Ma quando la coppia approda a Corinto, Giasone decide di ripudiarla per sposare la figlia del re Creonte. Scatta allora il desiderio di vendetta contro i responsabili della sua rovina: ella è rimasta sola, è una straniera in una terra ostile e non può far ritorno nella patria che ha tradito per un amore che si è rivelato a sua volta traditore.
medea2
Come mai non c’è traccia nella tradizione pre-euripidea di un episodio così terribile, deinòs avrebbero detto i Greci, che ha poi reso tanto celebre la figura di Medea  fino a trasformarla nell’emblema di una ipotetica sindrome patologica?
Una spiegazione ci viene da Pausania, Periegesi della Grecia,  e da uno scoliasta  al verso 287 della tragedia di Euripide: incrociando le fonti, apprendiamo che furono i Corinti ad uccidere i bambini per rappresaglia contro la barbara che aveva ammazzato  Creusa e il padre di lei,  corso in aiuto. Medea era quindi scappata a rifugiarsi presso il tempio di Era con i suoi figli sperando invano di salvarli, perchè nel mondo antico era vietato  profanare la sacralità dei templi con il sangue di un assassinio. L’empietà dei Corinti, che avevano ucciso due bambini presso un tempio,  aveva avuto ripercussioni nefaste sulla città sorta su un istmo e dunque con una vocazione commerciale. Gran parte dei popoli della Grecia, infatti, si rifiutava di avere scambi con una città su cui gravava una turpe leggenda di sacrilegio. Ragion per cui i Corinti pagarono Euripide perchè, attraverso una tragedia, addossasse la colpa dell’infanticidio sulla madre, la straniera, la diversa, la barbara.
4
Del resto, Euripide non era estraneo a questo tipo di operazioni. Anche in seguito, nel 412 a. C, accettò di riscrivere sotto compenso il mito di Elena, affermando che non era stata la donna ad abbandonare Sparta  per andare a Troia con Paride e dunque a causare la famigerata guerra, ma un suo fantasma. Anche in questo caso dobbiamo chiedere una spiegazione alla storia: Elena era venerata come un’eroina a Sparta che in quegli anni era in guerra con Atene da circa un ventennio. La guerra del Peloponneso fiaccava gli ateniesi che, rivalutando e celebrando la patrona di Sparta, cercarono, inutilmente, un riavvicinamento alla polis rivale. L’ Elena non ebbe lo stesso successo della Medea non solo per una qualità letteraria inferiore, ma anche per una minore capacità di impatto nell’immaginario collettivo. Oltretutto, il collegamento di Elena  con la guerra di Troia era così ben radicato nella civiltà  greca che non fu possibile cancellarlo con un colpo di spugna. Esperimento che invece colse nel segno con la tragedia dedicata a Medea che faceva di una donna, per di più straniera, il pharmacòs, cioè il capro espiatorio immolato per purificare una comunità profondamente misogina e xenofoba come quelle della Greca classica. Non a caso i Greci avevano coniato una parola onomatopeica che scimmiottava la balbuzie, bàrbaros, per definire  con disprezzo e con dileggio tutti coloro che non parlassero la loro lingua e fossero estranei alla loro cultura.
Evidentemente sono altrettanto ignari/e non solo di lingua e cultura greca, ma anche di storia antica,  coloro che, ad oggi, continuano a individuare in Medea l’esempio di un comportamento deviante delle madri: È il fatto che siano le madri a uccidere i loro figli ciò che fa portare la mano alla bocca e a dire no, non posso crederci, è contro natura, una madre non può.
Invece può. Una madre può: i grandi tragici, migliaia di anni fa, lo mettevano davanti agli occhi della comunità, rappresentavano in teatro una realtà da testimoniare e insieme esorcizzare. Addirittura i grandi tragici, al plurale. E quali sarebbero, oltre Euripide, questi grandi tragici di imprecisate migliaia di anni fa?
 Altri si spingono fino alla definizione di una sindrome di alienazione genitoriale, anche nota come PAS, di cui soffrirebbero unicamente le genitrici. Insomma, a sentir costoro,  complesso di Medea e sindrome di alienazione genitoriale sembrerebbero interessare solo le donne, portatrici di un furor da cui l’uomo non si lascerebbe travolgere o si lascerebbe travolgere meno, forte della sua ratio. E nonostante la cronaca continui a riferirci anche di infanticidi ad opera di padri, spesso compiuti unitamente allo sterminio dell’intera famiglia, animale domestico incluso, la psicologia e la psicoanalisi non si sono ancora sforzate di costruire un quadro clinico ad hoc appellandosi al mito a mo’ di archetipo. Una sindrome di Atreo aggrappandosi al Tieste di Seneca,  per esempio.
Ciò che, a mio avviso, può dimostrarci la storia di questo mito non è certamente l’esistenza di una sindrome,  soprattutto se questa chiama in causa quella che in realtà è una riscrittura  e nemmeno la versione originaria, una semplice variante che si è imposta nella tradizione eclissando le precedenti non certo per una fondatezza psico-patologica, ma per ragioni di natura non solo  letteraria, ma anche politico-economica e  socio-culturale.
La storia di  questo mito è tutt’al più esemplificativa di una costante delle società misogine e xenofobe di fare della donna, della straniera, della diversa, l’altra da sé,  il capro espiatorio. E fa veramente specie constatare che anche chi, come Concita de Gregorio, dichiara di prodigarsi per un rinnovamento culturale a favore delle donne, in realtà si inserisca, non sappiamo quanto consapevolemente, nel solco di una tradizione misogina e xenofoba e la rafforzi anche attraverso la reiterazione di un consueto ricorso, tanto grossolano quanto superficiale, al mito di Medea, completamente avulso da ogni collocazione storico-politica. Una vera e propria coazione a ripetere.
In conclusione, raccolgo e faccio mio l’invito di Jean Pierre Vernant e Pierre Vidal-Naquet a lasciare le discettazioni su mito e tragedia  a coloro che hanno gli strumenti per leggerli, analizzarli e contestualizzarli, cioè filologi, filologhe,  cultori e cultrici della materia, che, come il caso di Freud ci ricorda,  non  corrispondono quasi mai a quegli/quelle psicoanalisti/e e giornalisti/e che hanno la sfrontatezza di improvvisarsi esperti/e grecisti/e alla bisogna.
medea3
Le immagini sono tratte dalla Medea di Euripide messa in scena da Peter Stein nel 2004. Protagonista, Maddalena Crippa
Annunci

6 Risposte

  1. Allora avrai sicuramente riconosciuto i fari del disco del sole alle spalle di Maddalena Crippa, nella prima foto 🙂

  2. C’ero anche io 😀

  3. Sì, le foto sono della rappresentazione al teatro greco di Siracusa nel 2004. Chi ha scritto l’articolo c’era e ne è rimasta folgorata

  4. Bellissimo articolo.
    Le foto sono della rappresentazione al teatro greco di Siracusa.

  5. Letto e ampiamente sottoscritto .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: