Perugia, Report del presidio Apply194

mai piùUn minaccioso cielo plumbeo e una pioggerella insistente  non hanno intimorito le impavide pregatrici  del comitato per l’abrogazione della 194 che, armate di santino e rosario, si sono riunite oggi davanti all’ospedale Silvestrini di Perugia. Anzi, il cielo grigio e lacrimoso hanno rappresentato un degno scenario, intensificando la tristezza di un evento lugubre che pare doversi ripetere stancamente ogni primo sabato dei mesi dispari, sempre con una partecipazione a dir poco insignificante: oggi a Perugia si sono riunite a pregare tre donne, a volte rimaste in due, altre volte accompagnate da una quarta persona.

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A fermare la pioggia flebile di preghiere, canti funebri, litanie familiste-bigotte-colpevolizzanti-moralizzatrici-autoritarie, spezzando le tinte macabre con note di colore che vanno in tutt’altra direzione, sono intervenut@ militant@ dell’Omphalos arcigay arcilesbica, Bellaqueer Perugia, Unità di strada Cabiria, Operatrici dei centri antiviolenza di Perugia-Terni, Rete Anti-violenza, Rete degli studenti medi, Sinistra universitaria Udu Pg, a ribadire un fermo no a provvedimenti che vorrebbero riportarci al medioevo e limitare fortemente l’autonomia dei nostri corpi,  riconducendoli al servizio dello Stato.

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Anche  nel mese di gennaio la presenza di preganti negli ospedali di Milano, Firenze, Cosenza era davvero ridicola, soprattutto se confrontata alla campagna del comitato abrogatore della 194, che è solito annunciare lunghe e partecipate maratone di preghiera, poi smentite dai fatti. Nel mese di gennaio,  a Pescara era stata millantata una lunga maratona di 9 ore, ma il laboratorio Le Antigoni, accorso a presenziare a modo suo, aveva smentito la notizia: non c’era  proprio nessuno! e per fortuna che, per il mese di marzo, il comitato no194 ha avuto almeno la decenza di rimuovere tra le sedi di preghiera l’ospedale di Pescara. Anche a Perugia, oggi, è stata registrata una presenza irrisoria, decisamente minoritaria rispetto a coloro che organizzano contropresidi per la difesa, il rispetto e l’applicazione della 194, esprimendo così la linea dell’autodeterminazione. Il che dimostra che le retoriche prolife, ben lungi dall’essere rappresentative di istanze largamente condivise dal basso, sono invece emanazione di rigurgiti neofondamentalisti che, sebbene minoritari, attraversano l’Europa e agiscono di concerto con le elite al potere per cancellare le conquiste in materia di diritti ottenuti al prezzo di dure lotte.

Noi siamo qui oggi per testimoniare l’importanza di un corpo che sia terreno di riflessione sociale e politica. Siamo qui per dire di no all’istituzionalizzazione di questo corpo e no a uno Stato che si sostituisca all’individuo nella su facoltà di agire e autodeterminarsi.” E per questo urliamo: fuori lo Stato e la Chiesa dalla nostre mutande.

fuori dalle mutande

Di seguito, il racconto di Barbone Rocker, stamattina al presidio. Grazie!

E’ sabato primo marzo, una giornata piovosa, questo porta a chiederci se i pro-life si materializzeranno o se saranno intimoriti dalla pioggia.
La curiosità è tanta, ho avuto già a che fare con loro l’anno scorso a Roma al S. Filippo Neri (in quel caso quattro uomini e una donna, come vuole logica patriarcale), ed erano armati di banchetto per le firme per l’abrogazione della 194, megafono (voce e retorica radio maria style), volantini con immagini di feti splatter e frasi ad effetto macabro-moralizzatore. 
Mi chiedevo come si sarebbero mossi a Perugia e l’aspetto meteorologico non faceva che alimentare  il mio estremo bisogno di fermare quell’altra pioggia, quella familista-bigotta-colpevolizzante-autoritaria che desidera impregnare di retorica e privazioni il corpo di tutte le donne, come del resto stanno già facendo silenziosamente da decenni all’interno di quelle strutture che dovrebbero essere libere e laiche.
Arriviamo presso l’ospedale Silvestrini di Perugia intorno alle 10.40, l’appuntamento pro-life è stato fissato in un ingresso secondario dell’ospedale (dal quale si entra a ginecologia) ma a quanto pare nessun moralizzatore è presente. Nel mentre ci arriva una chiamata da altr* militanti, i quali dicono di aver localizzato i “preganti” di fronte l’ingresso principale.
Prendiamo tutto il materiale e mentre la pioggia non accenna a diminuire, di corsa ci dirigiamo verso il “sacro” luogo.
Arrivati all’ingresso notiamo dalla parte opposta della strada tre donne immerse nelle loro preghiere (santino e rosario in mano), tutte over 50. Altr* mi dicono che hanno già notato la nostra presenza, ci organizziamo dividendo tra i/le presenti il materiale (cartelloni, volantini) e decidiamo di restare strategicamente su questo lato della strada, in modo tale da poter intercettare sia auto ed autobus che transitano e sostano di fronte l’ingresso, sia il via vai pedonale. 
Nemmeno facciamo in tempo e prender familiarità con lo spazio circostante che arrivano due uomini della polizia di Stato di presidio all’interno dell’azienda ospedaliera, i quali sono stati avvertiti da una delle pro-life; i due chiedono il motivo della nostra presenza e se abbiamo o meno l’autorizzazione. Lo scambio verbale è brevissimo, i tutori hanno deciso che oggi non siamo cattiv* e non oppongono resistenza.
Ottenuto il benestare di Cesare (ma chi lo voleva??? Noi ti vogliamo pugnalare) notiamo una delle tre che ci immortala in una serie di scatti, il momento è esilarante in quanto mentre lei ci percepisce come diavoli da esorcizzare noi ci chiediamo come abbiano fatto a ridurla così il tè coi pasticcini e la chiesa.
Ad ogni modo con orgoglio stiamo al gioco e ci mettiamo in posa e iniziamo a ricambiare il favore in modo da immortalare la loro pochezza numerica.
E’ sabato e dunque l’ingresso dell’ospedale non è molto trafficato, ad ogni modo una buona fetta di curios* osserva con attenzione i cartelloni esposti da noi attivisti o appesi in un secondo momento in alcuni punti strategici, curios* che sono poi intercettat* da un costante volantinaggio su entrambi i lati della strada.
Smette finalmente di piovere, passa il tempo e un continuo afflusso di militanti rende evidente la nostra schiacciante superiorità numerica oltre che organizzativa. Un paio di coraggios* decidono di cercare un confronto con la parte avversa, nonostante sia ovviamente palese a priori che è impossibile trovare un punto d’incontro. Costoro si muovono spesso nell’oscurità cercando di riempire con una maleodorante retorica strutture pubbliche quali ospedali, consultori, scuole; dunque è del tutto umano il desiderio di volerli vedere almeno una volta nella vita da vicino  e ascoltarne i farneticanti versi.
Io me ne tengo fuori in quanto il maleodorante fetore della retorica familista pro-life avvertita l’anno scorso, credo possa bastarmi per i prossimi trent’anni; però non posso fare a meno di ascoltare in un paio di occasioni il confronto e rimango stupido dal fatto che quest* pro-life siano apert* (almeno a parole e verso terzi) all’uso di contraccettivi (immortale è il ricordo di quell* roman* che sostenevano come il preservativo non fosse una barriera contro il virus dell’HIV). Dunque siamo di fronte a dei pro-life progressisti, whao!!! In realtà la prospettiva abolizionista integralista è la stessa che sta di fatto bombardando il corpo delle donne in tutta Europa (vedi Spagna) martoriando quei pochi diritti per l’autodeterminazione che erano rimasti grazie alle lotte delle nostre madri e delle nostre nonne. Ma si sa che nella caccia alle streghe promossa da simili movimenti spesso i politicanti trovano terreno fertile per intrecciare politiche di austerity e di controllo sociale.
Il confronto dei coraggios* porta una parte del nostro presidio a posizionarsi davanti i catto-preganti, praticamente oscurandone la presenza.
Successivamente si aggiungerà una quarta pregante e in un guizzo d’orgoglio i pro-life esibiranno un paio di cartelloni deliranti, nello specifico uno sosteneva che siccome i genitori di Beethoven avessero avuto delle gravi complicanze con gli altri figli allora è un miracolo che il suddetto sia potuto nascere grazie al fatto che essi avessero deciso di rischiare in stile gioco d’azzardo, ed è grazie alla loro scelta che abbiamo potuto godere delle opere di un genio. Dunque chissà quanti Beethoven non nascono!!! 
Ovviamente entrano nel pallone andando in tilt quando gli fai notare che qualsiasi Beethoven non potrà mai essere un Beethoven in una società che nega sempre più assistenza economica, abitazioni, istruzione, assistenza sanitaria; attraverso lo smantellamento di quel poco di welfare che era rimasto. 
All’ora di pranzo avviene una piccola staffetta nella quale i pro-life restano in due, un uomo e una donna. Ricomincia a piovere e siamo costrett* a svestire muri, ringhiere, pali; dai nostri messaggi politici e ripiegare tutt* sotto l’ingresso coperto dell’ospedale. E’ quasi una situazione comica, noi – dieci volte tanti – da un lato, i due preganti dall’altro.
Tra scambi politici e presenza scenica continua la nostra staffetta, staffetta che a un certo punto sarà bloccata in quanto l’omaccione barbuto pro-life è rimasto da solo a tenere in mano un cartello contro-194 e ci pareva che la sua immagine di solitudine e tristezza anacronistica fosse un messaggio politico abbastanza forte da far intuire a tutte e tutti quanto siano  lontane dalla realtà le istanze portate avanti da alien* che vogliono imporre con ogni mezzo la loro visione a scapito delle vite e delle libertà altrui.
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