Nymphomaniac: le fissazioni misogine di un filo-nazista depresso

dirty diaries

Dirty diaries:fotogramma dal cortometraggio Dildoman

I critici cinematografici da bar dello sport che si sono indignati per la paventata censura che avrebbe privato il pubblico italiano della visione dell’ultima fatica di Lars Von Trier e coloro che si sono affrettati ad organizzare una petizione in sostegno della oramai già celeberrima  pellicola, avranno sicuramente tirato un sospiro di sollievo all’annuncio dell’ uscita in Italia di Nymphomaniac, prevista per aprile. Faccio notare a costoro che la censura non si esercita preannunciandola e strombazzandola a media unificati per mesi; questa non è censura, ma una strategia di marketing  funzionale a promuovere il film creandogli attorno un clima di morbosa attesa, soprattutto quando l’oggetto è, come nel caso specifico, il sesso. La censura, ad oggi, viene esercitata attraverso l’invisibilizzazione ed il silenzio, che ammanta non solo i film, ma qualsiasi espressione artistica e filone di pensiero non allineati a quello dominante. E’ il caso, ad esempio, di un film come Laurence Anyways,  premiato con la Queer Palm a Cannes, mai arrivato in Italia e reperibile  in rete con sottotitoli in italiano solo grazie al paziente – e gratuito – lavoro amatoriale di chi continua a  resistere ai diktat dell’industria cinematografica, che, ben lungi dallo scuotere i gusti e la morale tradizionale del pubblico,  a quelli si adegua per vendere, stimolandone i palati assuefatti a sapori già noti.

La censura  non ha mai colpito Lars Von Trier, nemmeno quando, nel 2011, a Cannes dichiarò sorridente e con leggerezza di capire Hitler, anche se aveva fatto alcune cose sbagliate. Figuriamoci se avrebbe potuto colpirlo ora che, con un bel filmone incentrato sulle perversioni  sessuali di una donna, il regista ha deciso di cavalcare l’onda della passione triste, deviante  e  malata che da sempre accompagna la sessualità femminile nel contesto di  una cultura intrinsecamente misogina e sessuofobica. Già nel 2007 Caroline Bainbridge, una delle maggiori studiose del regista,  nel saggio The Cinema of Lars Von Trier: authenticity and artifice  aveva osservato che la filmografia del cineasta danese è tutta attraversata dalla cifra della mancanza del piacere, dalla sofferenza, dal senso del peccato e conseguente necessità di espiazione che caratterizzano quasi esclusivamente personaggi femminili. Bainbridge rilevava come Von Trier, attraverso le storie emblematiche di quasi tutte le protagoniste dei suoi film, tenda a naturalizzare l’inclinazione alla devianza, al martirio, all’autodistruzione delle donne, legandola al genere; la naturalizzazione della perversione sessuale femminile è, storicamente, il prodotto di una cultura misogina che, avendo il terrore della sessualità femminile, soprattutto se libera, la rappresenta come una potenza perversa e distruttrice.

In questo quadro si inscrive il sacrificio di Bess ne Le onde del destino (1996): la moglie devota, travolta da un rituale sadomasochista, concepito come cammino verso Dio, muore vittima delle torture inflitte dagli estranei con cui fa sesso, convinta di poter così guarire il marito paralizzato, espiandone le colpe. Analogamente Selma, protagonista de Dancer in the dark (2000) compie un percorso autodistruttivo, continuando a fare consapevolmente delle scelte che la porteranno alla condanna a morte mentre sta diventando cieca. Anche la Grace di Dogville (2003) ha molto di perverso, perché se all’inizio subisce la meschinità altrui senza reagire, alla fine la sua vendetta diventerà diabolica e sterminatrice. L’idea dell’abuso, della violenza, della tortura, ritorna prepotente in Antichrist (2009) che si è meritato una speciale menzione da gran parte della critica per il carico di misoginia che trascina con sé tra una scena e l’altra di sesso e violenza. “Von Trier ha cominciato a scrivere Antichrist mentre era ricoverato in ospedale per curarsi la depressione sul finire del 2006. Quando ha cominciato a pubblicizzarlo,  ripeteva che questo sarebbe stato un film che avrebbe mescolato melodramma e pornografia”- ha raccontato Bainbridge, precisando che questo è tipico di Von Trier –  “Una scelta deliberatamente acuta e provocatoria, credo sia parte del suo piano generale”.

Con Nymphomaniac  il cineasta danese torna a battere una strada già ampiamente collaudata, continuando a ripetere se stesso e le sue fissazioni misogine. Basta guardare il trailer per capirlo: una faccia smunta, che ricorda molto da vicino la Bess de Le onde del destino, si aggira lugubre tra strade oscure, camere squallide e gruppi di recupero per sex addicted, cercando  ristoro ed espiazione per la sua mania. Sarà grazie all’incontro con un uomo, il salvatore di anime perse, che troverà sollievo dalla sua sofferenza.

Un fotogramma del trailer aggiunge alla minestra riscaldata un elemento “di novità”nymphomaniacLa bianca fra due neri, che sfoggiano tanto di catenaccio d’oro al collo, appartiene al più becero repertorio razzista e colonialista europeo datato inizi novecento e lascia inequivocabilmente trasparire tutta l’ansia da prestazione dell’uomo bianco di fronte al big bamboo nero. E’ l’atavica paura di non riuscire a soddisfare la sfrenata lussuria della donna, la  competizione del maschio pallido con il nero superdotato che  minaccia di schiacciare penosamente il primo in un match sessuale rivelatore di un razzismo prepotente e triviale, giocato sulla competizione fallica e di cui la donna, con la sua ninfomania, sarebbe responsabile. Tale razzismo, impastato di misoginia,  non fa nessuna meraviglia perché perfettamente in linea con le simpatie naziste candidamente dichiarate dal regista.

Di tali scene abbonda la pornografia mainstream, alla quale non è riconosciuto alcuno statuto  artistico. Non c’è bisogno di  armare petizioni per difendere la libera circolazione  di questi contenuti. Basta fare un giro su youporn e di bianche rappresentate come ninfomani  che smaniano per il  big bamboo del negro se ne trovano a bizzeffe.  Ed infatti le immagini dei genitali e degli amplessi di Nymphomaniac  sono prese dai film porno di Zentropa, la casa di produzione fondata dallo stesso Lars Von Trier. Materiale riciclato dalla pornografia mainstream, insomma, quella che si può vedere su qualsiasi sito porno, risparmiando il costo del  biglietto di ingresso al cinema.

Un’abile campagna di marketing che urla alla censura e si proclama a difesa di una generica libertà, un retroterra non solo misogino e sessuofobico, ma anche razzista, un moralismo bacchettone che richiama una protocristiana necessità di espiazione e stimola la mal sopita pruderie  di un pubblico cresciuto a suon di pornazzi commerciali consumati di nascosto: shakerate  tutto insieme e avrete il successo dell’ultima, si fa per dire, fatica di Lars Von Trier.

Se poi siete sinceramente interessat@ ad esplorare l’immaginario sessuale femminile, autodeterminato e libero dalle passioni tristi di un filo-nazista depresso che usa il cinema per esorcizzare le sue fobie e la sua ansia da prestazione, vi consiglio di rivolgervi al postporno e di cercare i film di Annie Sprinkle o i cortometraggi dei Dirty Diaries, per citare qualche esempio fra i meno sconosciuti. Perché è su questi film che si abbattono quelle contemporanee forme di censura esercitate attraverso l’invisibilizzazione, il silenzio, la mancanza di pubblicità e di distribuzione che isolano, emarginano, coprono, ignorano le espressioni di un desiderio e di un pensiero che, non essendo conformi ai gusti dominanti, non solo non vendono, ma rischiano di mettere in crisi l’industria del mainstream. Il postporno, infatti,  oltre a non corrispondere ai gusti della pornografia commerciale e all’immaginario morboso stuzzicati da Lars Von Trier per vendere i suoi prodotti,  smantella i medesimi attraverso la prassi militante di libera espressione di un desiderio non fallocentrico e che si scrolla di dosso ogni pruderie e bisogno di purificazione,  retaggio di secoli di egemonia cristiano-cattolica. Ed è per questa azione disturbante che molti di quelli che sbraitano per vedere Nymphomaniac, desiderando ergersi a paladini della libertà di espressione artistica, nonché di quella sessuale,  poi indietreggiano disorientati di fronte al postporno, quand’anche sappiano di cosa si tratta. Non ne siete convint@? E allora provate per credere.

Dirty-diaries: fotogramma dal cortometraggio Flasher girl on Tour

Annunci

6 Risposte

  1. qui non sono in discussione i gusti sessuali di chicchessìa, ma la produzione di un immaginario colonialista e misogino da parte di certo cinema spacciato per avanguardia.

  2. intanto posso garantirti di aver conosciuto ragazze(e ci sono siti che li mettono in contatto)
    che desiderano essere usate da uomini di colore dotati,spesso ovviamente solo come fantasia..(i media porno un guaio lo fanno,fanno credere che tutti i neri siano superdotati mentre lo sono solo alcune razze,Senegal,Marocco,Nigeria e i derivati afroamericani di quelle zone africane ,che alzano la media di tutto i neri del mondo portandola a quella dei bianchi dove invece le razze hanno più o meno la stessa dotazione,infatti si parla di razza caucasica,un’unica razza molto omogenea,cosi’ passa nell’immaginario spesso delle adolescenti femminili e anche maschili che tutti i neri siano cosi’,serve per propagandare un mondo multirazziale ed il melting pot cercando e spesso ci riescono di spingere le donne bianche verso l’uomo nero che fanno emigrare in massa e a forza dall’Africa,ed instillare nell’uomo bianco colpito da crisi economica e quindi insicurezza,l’inferiorità sessuale!)

    infine quello che fa definire nazista Von Triers è invece una frase sacrosante e che evidentemente dà fastidio molto di più dei luoghi comuni sui neri,all’autore,è quando dice ”io sono antisionista nonostante i politici vogliono farci credere che antisionismo significhi antisemitismo”
    come non condividere..
    come non essere antisionista?Una persona con un minimo di intelligenza è per forza antisionista(ma non antisemita!)

    non nasconderti dietro un dito(o un big bamboo)caro il mio SIONISTA

    saluti
    angelo
    roma

  3. molto più semplicemente, il post è stato scritto prima che uscisse il film in Italia, come si evince chiaramente dalla data. Buona visione e buona ricerca di negri superdotati. Forse, alla prossima ricerca virtuale, invece di questo post, o analoghi, te ne usciranno altri di maggior gradimento. Ritenta, sarai più fortunato 😀

  4. Dall’articolo si evince una sola cosa certa, l’autore – autrice non ha visto il film. Oppure si è addormentato – addormentata prima della fine. Se avesse visto il finale, infatti, non potrebbe che concordare con l’analisi del regista sulla misoginia della società. Analisi che, personalmente, trovo ridicola, ma è in completo feeling con l’autore – l’autrice della recensione. Per inciso, a proposito di razzismo, sono arrivato a questa pagina digitando su google le parole “negro superdotato”, quella del post è la prima foto che appare.

  5. Interessante articolo, ma non vedo dove sia il problema, Lars Von Trier è un regista di Cinema e scrive opere di fantasia, perché trattarlo come un sociologo che invece scrive libri su come comportasi nella vita; è vero che siamo abituati a film che ci propinano sempre la cosa giusta da fare o ciò che ci piace vedere e sentire, facendoci stare bene con noi stessi, ma esiste anche altro al mondo, bisogna farsene una ragione.

    Sono solo film, bisogna solo fare attenzione a chi è fragile e si potrebbe far corrompere da queste cose.

  6. @ medeadeschain
    l’enfasi del tuo lungo commento, con la lunga serie dei “non capire” rivolta a chi ha scritto il post, merita una breve risposta, che per pietà ti risparmi altre inutili fatiche in futuro. Come infatti “non capire” che un commento così verboso e inconsistente come il tuo, che tenta solo la strada dell’offesa, avrebbe avuto l’unica destinazione che merita, cioè il cestino? Chi scrive su questo blog, infatti, non ritiene come te che la libertà di espressione sia “sacra per chiunque”. Il sacro è una categoria che non ci appartiene e che rifiutiamo, così come rifiutiamo l’idea che chiunque debba essere liber@ di esprimersi, incluso fascist@, razzist@, trans-omo-puttanofob@, trolls compulsiv@, stalkers, provocator@ e istigator@ di odio a vario titolo. Pertanto, ci riserviamo il laico diritto di cestinare tutti gli interventi che a nostro giudizio rientrino in tali categorie. Il tuo è uno di questi. Saluti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: