Il femminismo può salvare la Francia dall’Islam: ecco il vero messaggio di Majorité Opprimée

majorité-opprimée

Traduzione di un articolo di Richard Seymour, pubblicato dal Guardian

Il video che rovescia i ruoli di genere afferma di puntare su sessismo e omofobia. Ma la sua essenza è un bigottismo di classe, razzismo e misoginia.

Il sessismo e l’omofobia nella cultura moderna sono come una “marea nera” secondo Eléonore Pourriat, regista del cortometraggio Majorité Opprimée, che ha fatto un giro virale questa settimana. Il video di 10 minuti esplora come dovrebbe essere la vita per gli uomini se i ruoli di genere fossero invertiti.

Molti elementi sono riconoscibili all’istante. Nel filmato, Pierre – un francese della classe media –  viene trattato con condiscendenza, molestato sessualmente e denigrato dalle donne. Comunque, ciò è familiare fino al punto di diventare quasi un cliché. Di suo, è improbabile che tale tipo di materiale avrebbe fatto diventare il video virale e risultare che venisse acclamato come swiftiano. C’è però un nucleo emozionale del film. L’essenza, ciò che lo rende visione, è il suo bigottismo di classe, il suo razzismo e – ironicamente – la sua palpabile misoginia. Questi sono i veri contenuti della marea nera di cui parla Pourriat.

Il primo coinvolgente momento è lo scambio tra Pierre e un babysitter musulmano che indossa un passamontagna che chiaramente cerca di assomigliare ad uno hijab. Il bianco, borghese Pierre cerca di salvarlo con un intervento: “Non ti senti ancora più intrappolato? Prima ti sei tagliato i baffi, poi i peli…temo che assomigli sempre più ad un bambino…tu non appartieni a nessuno, lo capisci?”

L’attore che recita il musulmano gigioneggia con un’espressione di idiozia, quieta deferenza e sottomissione. Sorride educatamente, ansiosamente e fa una smorfia: “Sai, è la legge. Così Dio mi protegge…”.  E’ ciò che le dure ragioni delle calunnie islamofobe dicono delle donne musulmane: bambine, senza capacità di intendere e di volere, bisognose di essere salvate.

Nella logica del video, questa è l’evidenza  dell’oppressa stupidità dell’uomo musulmano; non dell’aria di superiorità raziale del suo presunto salvatore.  Pierre dice “Tu sei un uomo”; ma ciò che in verità comunica è “Tu sei un bambino”. Questa è la traduzione letterale della misoginia islamofoba del film.

Comunque, il punto cruciale del film, il suo momento più orrendamente istruttivo, è la scena in cui Pierre è aggredito sessualmente da una gang di strada. Una di loro si chiama “Samia” e sembra chiaro che la film-maker ci stia spingendo a immaginarle come nordafricane. Le giovani donne sono rappresentate in ogni momento come  le giovani selvagge, quella violenta plebaglia che si fa beffa, che ringhia, che urina, a cui una volta Nicolas Sarkozy si è riferito nel contesto delle banlieue riot.

Gli sputano addosso commenti sessualmente aggressivi. Lui prova, con la compostezza e l’autorità che appartiene alla sua classe sociale, a mandarle via. Ma loro mancano di disciplina: non rispondono affatto bene alla sua dignitosa richiesta di andare via. Invece, gli puntano un coltello alla gola e lo aggrediscono sessualmente, percuotendolo sul pene e costringendolo ad umiliarsi: “di che il tuo pisello è piccolo o ti taglierò i preziosi gioielli”

Ciò che segue è emblematico tanto quanto l’aggressione. Pierre riferisce alla polizia, ma la risposta dell’ufficiale di polizia, risposta che implica il fatto che si è inventato tutto, lo lascia ancor più traumatizzato. In un’agonia fisica e scosso emotivamente, la moglie lo viene a prendere alla stazione. La simpatia che lei inspira è abbastanza superficiale e immediatamente interrotta  dal vantarsi dei risultati del suo lavoro. Lei quindi lo biasima per il suo vestire spudorato, in calzoncini succinti e ciabatte, dicendogli che se ha scelto di vestirsi in questo modo, allora “non osare lamentarti”. Pierre domanda, in uno stato di frustrazione: “Vuoi che mi metta un passamontagna?”

Cosa è accaduto in questo punto? La decisione di chiudere la questione dell’aggressione sessuale dentro una cornice in termini di bande di teppiste da strada ci dice che sono di una classe sociale più bassa, come lo sono  la maggior parte di quelle che molestano e aggrediscono Pierre  o la donna senza tetto che urla piena di ira. Nel mondo reale, la stragrande maggioranza delle violenze sessuali, incluse le più gravi,  sono opera di un partner, un ex-partner, un membro della famiglia o qualcun altro conosciuto dalla vittima. Approssimativamente il 10% delle violenze sessuali gravi sono opera di estranei. Non è fuori luogo dire che in Francia  la proporzione delle violenze sessuali che includono a caso bande di teppisti del nord Africa sarebbe irrilevante.

Però il video ha scelto di mettere in piedi uno scenario in cui una persona della classe media, un “buon” francese è aggredito, deluso dalla polizia, che così facendo lascia che la plebaglia la faccia franca. La moglie, deludendo suo marito, rischia di farlo diventare la peggior cosa possibile, un babbeo musulmano con addosso un passamontagna. E questo è l’elemento decisivo, per cui il filmato è studiato: la Francia civilizzata rischia di essere islamizzata se non abbraccia il tipo di femminismo curiosamente misogino del  filmato di Pourriat.

 Ed è questo il motivo per cui il video è diventato virale.

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Una Risposta

  1. […] unico in pseudo/femministese e la dialettica è un minimo più ricca. Un articolo su The Guardian (QUI tradotto in italiano da La Pantafika) dice sostanzialmente le stesse cose che dicevamo noi. Le […]

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