Lettera di Ilaria: libere di scegliere non equivale a libere di abortire

educatrici guerriere roma

Roma, 11 ottobre 2012, flash mob delle educatrici degli asili nido

Ciao, mi chiamo Ilaria, ho 37 anni, sono laureata in pedagogia e faccio la baby sitter in nero. Ho deciso di scrivervi perché comincio ad essere davvero infastidita e nauseata dal ritornello  che sento ripetere ultimamente e che associa la libertà di scelta e l’autodeterminazione unicamente all’aborto. Ho deciso di scrivere a voi perché in questo blog mi pare di leggere analisi e riflessioni che si spingono un po’ oltre la retorica comune o almeno vedo lo sforzo di farlo. Per cui spero che vorrete dare spazio anche alla mia storia e condividerla.

Circa due anni fa ho provato a diventare madre. Lavoravo come operatrice in un nido, ero precaria da 6 anni, però quasi mi ero adagiata sulla speranza che prima o poi il contratto si sarebbe stabilizzato, come era successo a tante prima di me. Vivevo e vivo da sola nella casa popolare riscattata da mia nonna, dove sono rimasta dopo la sua morte. Avevo e ho da anni una relazione aperta con una persona con la quale non intendevo e non intendo sposarmi. Io voglio diventare madre, non moglie e nemmeno a lui interessa formare una famiglia tradizionale. Abbiamo provato a convivere prima, ma non funziona, stiamo meglio così. Abbiamo quindi provato per circa un anno ad avere un figlio, ma non ci siamo riusciti. Dalle analisi risulta che è tutto a posto, ma il figlio non è arrivato. Poi abbiamo smesso di cercarlo, perché io ho perso anche il lavoro precario: il comune ha cominciato ad esternalizzare i servizi del nido ed il personale è stato ridotto. Io non ce l’ho fatta a rientrare e così le mie energie ed i miei pensieri sono stati assorbiti dalla ricerca di un lavoro. Devo ringraziare il razzismo della famiglia che mi ha scelta come baby sitter perchè non vuole che i figli siano cresciuti da una extracomunitaria che nemmeno parla bene la lingua italiana. Tra l’altro, la baby sitter straniera esige il contratto perché ne ha bisogno per mantenere il permesso di soggiorno e quindi le devono versare i contributi e tutto il resto, per cui a loro costa  di più. Quindi preferiscono la baby sitter laureata in pedagogia, con esperienza, italiana e che possono comodamente pagare 700 euro in nero. Siamo diventate più ricattabili delle straniere e a me, preso atto di ciò, non è rimasto che accettare, se non volevo ritornare a casa con i miei genitori a 36 anni, dal momento che nemmeno il mio compagno potrebbe aiutarmi, essendo anche lui  precario. Il mio/nostro desiderio di avere un figlio non è venuto meno, ma abbiamo dovuto rinunciarci e rinunciare anche a capire perché, quando ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti. A che servirebbe, tanto? Che possibilità ha una single di accedere alla fecondazione assistita in Italia? Nessuna.

Alla luce della mia storia, vi chiedo allora: quale libertà di scelta ha chi, come me, a 37 anni, dopo aver lavorato precariamente per anni,  si ritrova a fare la baby sitter in nero per 700 euro al mese? Che libertà di scelta, quali possibilità ha una donna che vuole avere un figlio senza essere obbligata a cedere ad un contratto matrimoniale? Libere di scegliere non significa solo libere di portare avanti o meno una gravidanza imprevista, libere di scegliere non equivale a libere di abortire, ma significa anche e soprattutto avere i mezzi materiali per poter diventare madre e/o padre quando e come lo si desidera. Parlo di un reddito e non semplicemente di un lavoro, perché io il lavoro ce l’avrei pure, ma questo non mi dà nessuna garanzia, nessun diritto, mi è sufficiente appena per sopravvivere e fortuna che non devo pagare l’affitto. Libertà di scelta significa reddito con cui vivere dignitosamente e poter mantenere un figlio, significa casa, significa diritti sul lavoro, come la maternità, le ferie retribuite, la malattia, significa servizi a cui poter accedere, come gli asili nido, appunto. Senza casa, senza reddito, senza diritti e senza servizi, non esiste nessuna libertà  di scelta. E ridurre questo ritornello alla sola libertà di abortire è davvero nauseante, mistificatorio e offensivo verso chi un figlio lo vorrebbe, ma non può averlo.

Saluti, Ilaria

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12 Risposte

  1. cara Ilaria, sono d’accordo con te. liber* di scegliere significa reddito per tutt*. su una cosa però ti voglio incoraggiare: la procreazione medicalmente assistita è accessibile anche alle coppie non sposate, negli ospedali pubblici. certo ha un costo, ma il matrimonio non c’entra, c’entra appunto ancora una volta soltanto il reddito. in bocca al lupo a te e buona lotta a tutt*!

  2. LOL ! Sì anche se le idee sono come le fike che ognuna ha le sue, per parafrasare Clint Eastwood 😀

  3. Noooooooo, ti prego, non sei la prima a chiederlo. Siamo persone diverse, gestiamo spazi diversi, ma, evidentemente, oltre alla fika condividiamo se non proprio tutte, sicuramente molte idee 😀

  4. Ciao Ilaria,
    la tua analisi è lucida ed evidentemente sentita in prima persona. Il problema andrebbe risolto alla radice, ricercando le cause di questa situazione economico/finanziaria e di tutte le sue ripercussioni sul piano sociale.
    Le cause stanno nel processo che, dagli anni 30 ad oggi, ha posto le basi per un progetto di neofeudalesimo. Le elite finanziarie sanno benissimo che l’aumento demografico ed il conseguente aumento della capacità produttiva di un sistema con un’economia basata sul circuito monetario, deve per forza crescere di pari passo con la quantità di moneta in circolazione nel sistema stesso, che non solo serve per scambiare i beni ed i servizi (economia reale) necessari per mantenere ed accrescere la qualità della nostra esistenza, ma anche per misurarli nel loro valore di scambio (ormai tutto si misura in Euro). Bene, tale aumento dello stock monetario può essere determinato solo dall’unico emissario autorizzato, che un tempo era lo stato sovrano, proprietario della banca centrale nazionale e quindi della moneta da lui emessa, che con la spesa pubblica poteva non solo redistribuire la ricchezza raccolta con la tassazione, ma soprattutto SPENDERE A DEFICIT indebitandosi con la banca centrale, cioè con se stesso!. Oggi, invece, tale prerogativa è in mano ad un soggetto privato, una società per azioni chiamata BCE, i cui azionisti sono pochi soggetti cui fanno capo le singole banche private. Quindi, se uno stato spende a deficit, contrae un debito REALE, che dovrà essere restituito con gli interessi! Ecco perchè oggi i servizi pubblici sono in continua contrazione, determinando contrazione nei consumi (se perdi il lavoro non spendi!), che determina contrazione nella produzione (nessuno produce se nessuno compra!), che determina quindi chiusure delle aziende e ulteriori licenziamenti nel settore privato, e così via. Tutto questo a pieno vantaggio di chi, detenendo il controllo delle leve finanziarie, può attingere a piene mani da sacche di disoccupati disposte a lavorare per salari sempre più bassi e con sempre meno tutela.
    Ecco perchè la VERA LIBERTA’ DI SCELTA di cui parli è da ricercarsi prima di tutto nel concetto di SOVRANITA’ (monetaria, alimentare, energetica ect…), svenduta negli ultimi anni da una politica corrotta e collusa con i sistemi forti, Giuda che per meno di 30 denari hanno svenduto il nostro futuro e la NOSTRA LIBERTA’.
    Se vuoi saperne di più cerca su google RETE MMT

    Ciao e in bocca al lupo!

  5. Pantafika, non sei Fikasicula, o sì? Cmq grazie per l’info sulla distinzione fra womanists e feminists, non si finisce mai di imparare 😮

  6. diritti e libertà li stanno perdendo tutte e tutti, il reddito è un diritto di chiunque, a prescindere dai genitali. Il genere è una gabbia identitaria, un costrutto culturale che da sempre ci opprime e ci relega in posizione di subalternità. Insistere sulle politiche di genere è, a mio avviso, da kamikaze.

  7. Non posso che condividere e far girare questa profonda riflessione …..care donne stiamo perdendo diritti e libertà e sembra che nessuno se ne accorga….riflettiamo , tutto questo oltre che personale è pubblico ed attiene alla mancanza di politiche di “genere” oltre che generali …..per cui abbiamo il dovere come donne di riprenderci spazi politici di azione ( oltre di parola ) ..di parole ne vengono dette troppe e spesso inutili . Grazie alla sconosciuta ma vicina nel cuore Ilaria per questa opportunità di riflessione

  8. E’ tutto vero e sono argomenti pesanti che ci si dimentica sempre di citare quando si parla di famiglia. La famiglia è diventata la bandiera della destra e il tabu della sinistra, ma concretamente NESSUNO fa nulla per offrire tutele e servizi a chi un figlio lo vuole. A mio avviso il lavoro fisso non dovrebbe nemmeno essere una condizione, come afferma coraggiosamente questa ragazza, come non deve essere una condizione essere sposate o avere i nonni vicini, perché questo significa che al primo contrattempo NON TI AIUTA NESSUNO, ma ci si sente dire “Eh ma lo sapevi prima di fare un figlio che a)eri precaria b) hai i nonni lontani c) non eri sposata. La libertà di fare figli passa attraverso i SERVIZI ALLA GENITORIALITA’. Ma da noi si pensa che i figli siano delle mamme, e che le pensioni ce le pagheranno gli immigrati – senza rendersi conto che sono i primi ad allinearsi alla mancanza di servizi per l’infanzia e hanno pochissime gravidanze pure loro.

  9. D’accordo, nessuna in questa sede ha mai messo in discussione il diritto di abortire e penso che sia chiaro a chi conosce un po’ il blog. Lo stesso dicasi per chi ha scritto la lettera, che non è una no-choice. Lo slogan libertà di scelta appartiene agli anni della sentenza Rode contro Wade, quando è nato il movimento pro-choice ad opera soprattutto delle femministe nere che contestavano alla femministe bianche, sostenitrici dell’aborto legale, la loro non considerazione del fatto che libertà di scelta non significa solo abortire, ma anche avere i mezzi per poter diventare madre. Inoltre, le womanists rimproveravano alle feminists di non avere nessuna coscienza delle differenze di classe e di razza che le separavano e nessun interesse a rimuoverle. Ne consegue che la rete womenareurope si è appropriata indebitamente di uno slogan che rimanda sì a lotte passate, ma a lotte ben più complesse della sola libertà di abortire, perché miravano alla rimozione di ogni ostacolo alla maternità. La lotta pro choice è nata come lotta di classe e non come semplice mobilitazione per l’aborto legale. Ancora oggi, in America, il movimento pro choice non si occupa solo di aborto, ma anche di genitorialità e di adozioni http://www.prochoice.com/

  10. la difesa del diritto di abortire non è un gioco delle parti ed è sacrosanta. Quella rete nasce per difendersi a livello europeo visto quel che è appena successo in Spagna. Lo slogan è citazione e rinvia a lotte passate. Si tratta di un’analisi ad esempio laddove fornisce lo spunto della manovalanza laureata italiana. (Certo che esistono anche schiave e schiavi senza documenti che lavorano anche per meno). Non si trattava di correzione ma specificazione avendo segnalato che il pezzo mi piaceva.

  11. Non è proprio un’analisi, ma la testimonianza e le considerazioni di una persona che non è antiabortista, ma sa, per esperienza, che la libertà di scelta è ben altra cosa dal solo aborto legale e che si sente offesa dall’uso limitato e arbitrario che si sta facendo dell’espressione “libertà di scelta”. Se ho capito bene, eviterei di correggerla e di starle a spiegare quale sia o non sia la riduzione offensiva. Ha tutto il diritto di sentirsi offesa da coloro che si sono impossessate di un’espressione e ne stanno facendo un uso improprio, senza nemmeno scomodarsi a rispondere quando viene chiesto loro perché non fanno del reddito una rivendicazione. E parlo, per chiarezza, della neonata rete di womenareurope

  12. Bella analisi. La riduzione offensiva però è proprio quella che usa la retorica del figliare in un contesto in cui le donne non sono libere di ottenere un’interruzione volontaria di gravidanza dal servizio sanitario nazionale. Anche qui la posta in gioco sono i soldi e i mezzi che hai o non hai. Con relative dispari opportunità

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