Sull’esplosione di forche e tricolori. Un report da Torino

9 dicembre 1La forca, il tricolore e l’inno di Mameli, che connotano le mobilitazioni partite il 9 dicembre e previste fino al 14 al grido Fermiamo l’Italia, rappresentano, per chi scrive, simboli già di per sé sufficienti a proclamare sin dall’inizio la propria totale estraneità ad un indirizzo che è chiaramente e inequivocabilmente di destra. E non c’entra niente la spocchia di sinistra, dell’intellettuale che non vuole sporcarsi le mani. Io non mi definisco di sinistra e la merda non me la sento solo sulle mani, ma fino al collo.

9dicembre2Nell’accavallarsi e rincorrersi di immagini di saluti romani e manifestanti in jaguar e suv, analisi su composizione sociale e moltitudini eccedenti, bufale vere o presunte che inondano il web, ricevo da Torino la testimonianza di Violadelpensiero, che vive lì.  La condivido.

A Torino i “manifestanti” scorrazzano ovunque praticamente indisturbati, terrorizzando la gente, non solo i negozianti, ma anche chi si trova in auto o in bicicletta e incappa nei blocchi, o vuole andare a fare la spesa al supermercato, come puoi leggere qui: http://www.lastampa.it/2013/12/11/cronaca/forconi-il-terzo-giorno-della-protesta-a7V867ZmIFtJk40GBbu3cL/pagina.html Le forze dell’ordine stanno a guardare, sembrerebbe vogliano giusto contenere un po’ il danno, ma i cittadini hanno sperimentato che non li difendono e non li aiutano a meno che ci sia il rischio di un attacco fisico pesante.
Oggi han fatto scendere i passeggeri da un tram con le minacce, io ho paura a mandare le mie figlie a scuola, sono messa male eh? ce la stanno facendo?
Molti studenti medi stanno partecipando a sta cosa e non capisco perchè, cosa hanno capito, chi li ha spinti o organizzati (si fa per dire), comunque vagano per la città in svariati cortei, si uniscono ai blocchi, eccetera. Ho chiesto a mia figlia di V liceo di spiegarmi, lei dice che forse vogliono approfittare del momento per avere visibilità, peccato che delle loro istanze non frega certo ai forconi, e peccato che vengano usati come manovalanza dagli adulti e mandati in pasto alla polizia se necessario.
Di mio penso che questo movimento non ha contenuti di giustizia sociale, solidarietà, non gliene frega niente di niente di chi non ha nulla, di chi non ha la casa o è sfrattato, di chi è lavoratore dipendente di aziende in crisi, di precari, sottoproletari, sfruttati in genere, per non parlare di donne e bambini. Per me non ci sono presupposti di dialogo e meticciato, mi dispiace.

Stasera sono stata alla prima iniziativa pubblica di Torino, dopo tre giorni di far west: un presidio sotto il municipio, convocato da gente dell’area del PD, ci sono andata anche senza aver capito bene chi lo convocava, ero curiosa e ho temuto di trovarmi in mezzo a bottegai incazzati. Invece c’era di tutto, soprattutto giovani, gente dei comitati per l’acqua e contro le privatizzazioni, studenti dei collettivi delle facoltà, quelli che stanno occupando una mensa universitaria dismessa dalla regione (e cucinano a prezzi popolarissimi), qualche commerciante. Anche politici di SEL e del PD, e sindacalisti della FIOM, ma quelli han fatto una passerella di mezz’ora e quando è iniziata l’assemblea non c’erano più. L’assemblea è stata surreale, hanno parlato pure dei ragazzi che non erano contrari al movimento del 9 dicembre, che cercavano di spiegarne le ragioni, magari ingenuamente, uno sembrava proprio appartenervi, ma l’han fatto in modo “pulito”, spontaneo, e nessuno gli ha dato sulla voce, li han fatti parlare e poi han ribattuto. Solo i giovani del PD han fatto gli scazzati, e quando gli interventi erano contro il governo e contro la politica di depauperamento e devastazione dei ceti più bassi, si sono innervositi e poi han lasciato la piazza, sbuffando per la piega “politica” che prendeva l’assemblea.

L’assemblea in sintesi ha ribadito che con questo movimento del 9 dicembre non si può condividere obiettivi, metodi e derive fasciste, e ha denunciato le aggressioni alla gente e la completa indifferenza delle forze dell’ordine.

Che l’assemblea si ia tenuta dopo tre giorni di questa storia forse è stato un bene, c’è stato il tempo di informarsi, capire, leggere le situazioni e soprattutto di subirle e sperimentarle, o di ascoltare testimonianze. Forse è stato meglio così che farla immediatamente.

Per approfondire, segnaliamo l’informazione  di Radio Blackout e Radio onda d’urto

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Una Risposta

  1. […] a sinistra, di cui rispetto lo sforzo di coerenza, la decisione di presa di distanza, quando arriva dritta da compagn* che vivono la stessa disperazione e lottano ma in modo diverso, quando quelle discussioni […]

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