Poesia (e musica) chicana come atto di ribellione

Celeste2To survive the Borderlands
you must live sin fronteras
be a crossroads.

Gloria Anzaldùa,

To live in the Borderlands means you

Il termine chicano, usato originariamente per indicare i nativi statunitensi di origine messicana, o mexicoamericanos, ha avuto un’evoluzione semantica, caricandosi di una connotazione esplicitamente politica, dopo la seconda guerra mondiale, quando i veterani che avevano combattuto in Europa in nome della libertà e della uguaglianza, tornati negli Stati Uniti, loro patria,  constatarono di essere ancora considerati second class citizen, discriminati ed esclusi dalla rappresentanza politica. Fu dunque con i movimenti  per i diritti civili degli anni ‘50 e ‘60 che la comunità mexicoamericana si sollevò contro le discriminazioni razziali che la colpivano ed il termine chicano passò a indicare i nativi americani di origine messicana con una coscienza politica.

Due chicanas che esemplificano questa lotta politica per l’uguaglianza, con un approccio che, pur muovendo dalla comunità chicana, va ben oltre la  stessa, sono Gloria Anzaldùa e Lila Downs.

Gloria Anzaldùa ha arricchito dei suoi contributi non solo i Chicano studies, ma anche il femminismo postcoloniale e la teoria queer. In particolare, con il suo  Borderlands/La Frontera: The New mestiza (1987)  ha definito un ambito teorico tanto per la letteratura chicana quanto per il femminismo postcoloniale dando voce alla nuova mestiza, la meticcia che vive alla frontiera, una frontiera intesa come spazio sia fisico, sia psicologico. Il termine mestizaje, entra così in ambito accademico per indicare un superamento del pensiero occidentale fondato sulle contrapposizioni binarie either-or.

Il lavoro cominciò come una raccolta di poesie, mentre la prima parte, di prosa teorica, era solamente una introduzione. In seguito divenne una sezione teorica vera e propria considerata un riferimento importante per gli studi di letteratura chicana e femminista, ma, poiché nella poesia si riflette la teoria, le sezioni non andrebbero scisse.

Il poema We call them Greasers è uno dei più interessanti e potenti perché tratta la vita sofferta del chicano dopo l’arrivo degli americani attraverso la narrazione del gringo usurpatore, di cui si assume il punto di vista

I found them here when I came…

They Knew their betters:

Took off their hats

Placed Them over their hearts

Lowered their eyes in my presence

Il narratore si rappresenta come un dio di fronte ai messicani che si levano il cappello e per timore non guardano negli occhi l’americano che arriva e toglie loro la terra, li deride e li giudica inferiori per le loro caratteristiche fisiche, assunte per l’appunto come demarcatori di inferiorità, e per le loro abitudini “differenti”.

Le donne, durante questo periodo di conquista e di espansione americana, sono oggetto di molte violenze, tra cui in primo luogo lo stupro, dal momento che questa era una maniera di sottrarre potere agli uomini. La donna messicana e mexicoamericana era una proprietà che, in quanto tale, poteva essere rubata e posseduta dall’uomo bianco per dimostrare agli uomini messicani e mexicoamericani che essi erano inferiori: con il rubare il corpo della donna, il bianco stabilisce il suo controllo sugli altri uomini.

La cantante Lila Downs è una chicana contemporanea. Nata in Tiaxiaco, Oaxaca, vive tra Messico e Stati Uniti e, sebbene non sia nata negli Stati Uniti come la definizione standard di chicana vorrebbe, si può comunque considerarla tale per la politicizzazione della sua attività di cantante.Nei suoi testi, infatti, affronta gli stessi temi di Anzaldùa, cioè il transnazionalismo, la vita del/della migrante, il razzismo, la ricerca di una identità e, soprattutto,  la violenza esercitata sulle donne.

In Sale Sobrando, una canzone di Border/la Linea, Lila Downs critica le molteplici contraddizioni e le forme di oppressione e di repressione del mestizo: Los hombres barbados vinieron por barco Y todos dijeron mi Dios ha llegado

Contestando la cosiddetta “scoperta” dell’America, la canzone rimanda all’incontro tra la popolazione indigena e gli esploratori spagnoli, nonché al modo in cui a questi ultimi venne dato il benvenuto in Messico, salutati come divinità. Downs appunta le sue critiche sull’omogeneizzazione dell’ identità nazionale, mettendo in discussione le costruzioni dell’elite intellettuale del Messico che, subito dopo la rivoluzione messicana, cominciò a concettualizzare il mestizo come l’incarnazione di una razza universale che avrebbe rappresentato una naturale progressione e il futuro del genere umano. Il nazionalismo messicano ha forgiato il mito della sua identità attraverso il concetto di mestizaje e Lila Downs  rileva le contraddizioni di tale nazionalismo anche attraverso la correlazione degli elementi che costituiscono la rete intricata dello sfruttamento  nelle forme attuali della modernità e del progresso e del capitalismo globale.

Un tema comune ad Andalzùa e Downs è la frontiera, descritta in maniera diversa, ma con lo stesso obiettivo di denunciare le ingiustizie che si vivono lì. Ma mentre Andalzùa si riferisce alla frontiera in maniera metaforica per riferirsi all’identità ibrida della chicana, per Downs la frontiera è uno spazio fisico concreto, più esplicitamente geografico. Entrambe, però, non mancano di collegare la frontiera al limes che separa i paesi del terzo a quelli del primo mondo, denunciando la violenza, lo sfruttamento e la sopraffazione che vanno sotto il nome di neocolonialismo.

Nel poema To live in the borderlands means you Gloria Andalzùa descrive la frontiera ad un tempo geografica, ma anche spirituale e psicologica della chicana, uno spazio di ibridazione in cui la mestiza è tutto e niente: ispana, india, negra, spagnola, metà uomo e metà donna, ma nemmeno, è parte di tutte queste radici, ma non ha un’alleanza con una di esse nello specifico. La mestiza vive una confusione tra le identità, non si sente accettata né dalla società, né dalla cultura, per il fatto di essere donna, messicana, indigena, americana, queer, vive in bilico tra mondi differenti senza sapere in quale rifugiarsi o nascondersi. Quelle che vivono nelle Bordelands non sono nulla, non hanno voce, ma devono trasformarsi in ponti per collegare le differenti parti del loro mestizaje. Parafrasando Antonio Machado, Anzaldùa afferma Caminante no hay puentes, se hacen puentes al andar. La frontiera è il luogo dove si deve lottare contro l’assimilazione e dove, allo stesso tempo, si ha la libertà di inventare ogni volta nuove identità.

Gloria Anzaldùa e Lila Downs sono due chicanas revolucionarias. Nei loro testi esprimono il desiderio di un cambiamento nella direzione di un mondo migliore e reclamano uguaglianza per chi è chican*, donna e per tutt* coloro che sono marginal*. Entrambe compongono in inglese, spagnolo e varie lingue indigene, come  mixteco e  maya. Con la loro poesia, sono riuscite a far acquisire consapevolezza ad una generazione di chicanas e a spingerle a mettere in discussione una realtà politica che le relega ai margini, in posizioni di inferiorità rispetto ai codici e ai dogmi della cultura dominante. Entrambe hanno però mosso una sfida anche all’universo chicano, spronandolo a non rinchiudersi in posizioni separatiste e ad avere il coraggio di affrontare una evoluzione che non interessi solo specifici gruppi identitari, ma che sia patrimonio comune dell’umanità. Pertanto, la poesia chicana rappresenta un atto rivoluzionario  per tutti e tutte coloro che rifiutano il pensiero dominante fondato sulle opposizioni binarie e sulle identità fisse e inamovibili, scegliendo così di vivere alle  frontiere, fisiche, psicologiche, sessuali, culturali o simboliche che esse siano.

*Il post è una traduzione adattata, con diversi tagli ed aggiunte, dell’articolo di Orquidea Morales Chicanas: poesia como acto de rebeliòn, che in originale si può leggere qui
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